Vincent Reffet, “Jetman” è morto a 36 anni precipitando durante un allenamento

di Redazione Blitz
Pubblicato il 19 Novembre 2020 9:47 | Ultimo aggiornamento: 19 Novembre 2020 9:49
Vincent Reffet, "Jetman" è morto a 36 anni precipitando durante un allenamento

Vincent Reffet, “Jetman” è morto a 36 anni precipitando durante un allenamento

Lo chiamavano “Jetman”, oppure “l’uomo con le ali”. Vincent Reffet è morto a soli 36 anni durante un allenamento.

Il francese Vincent Reffet (36 anni), che faceva parte del team Jetman Dubai e famoso per le sue acrobazie con il jetpack, è infatti deceduto a causa di un incidente avvenuto durante un allenamento.

“È con inimmaginabile tristezza che annunciamo la scomparsa del pilota di Jetman, Vincent Reffet, morto la mattina del 17 novembre durante l’allenamento a Dubai. Vince era un atleta di talento e un membro molto amato e rispettato della nostra squadra”, hanno scritto da Jetman Dubai.

I voli dei “jetmen” di Dubai hanno stupito il mondo

In volo sull’edificio più alto del mondo e accanto a un jumbo jet solo con motori legati alla schiena. Reffet tra le altre cose in passato ha fatto un base-jump dal Burj Khalifa, l’edificio più alto del mondo a 828 metri stabilendo un record mondiale.

In precedenza ha guadagnato medaglie d’oro mentre gareggiava come paracadutista di volo libero in una squadra e gareggiava come atleta estremo sponsorizzato dalla Red Bull. Una cosa di famiglia visto che anche i suoi genitori erano paracadutisti. “Credo che se sogni in grande e se ami quello che fai, tutto è possibile”, disse Reffet in passato.

Ma il grande pubblico di Dubai ha conosciuto Reffet come parte dell’associazione “Jetman Dubai”. L’organizzazione, fondata dall’avventuriero svizzero Yves Rossy, vede i suoi atleti sfrecciare nel cielo con un’ala a quattro motori in carbonio-Kevlar legata alla schiena. Le ali possono volare per 50 chilometri (30 miglia), hanno una velocità massima di oltre 400 km / h (248 mph) e possono raggiungere un’altitudine di 6.100 metri (20.000 piedi). (Fonti YouTube e Il Corriere della Sera).