Siberia. Scienziati in cerca dello Yeti, l’Abominevole Uomo delle Nevi

di Licinio Germini
Pubblicato il 12 Ottobre 2011 11:56 | Ultimo aggiornamento: 13 Ottobre 2011 11:10

Una raffigurazione immaginaria dello Yeti

KEMEROVA, RUSSIA – Le leggende himalayane, nepalesi, indiane e tibetane ne parlano fin dai tempi precedenti la nascita del Buddha, nel sesto secolo A.C., e non si è mai smesso di raccontare storie più o meno credibili sulla sua esistenza: lo Yeti, o Abominevole Uomo delle Nevi, creatura elusiva di notevole altezza con il corpo ricoperto di pelliccia.

Negli ultimi venti anni veri o presunti avvistamenti dello Yeti sono avvenuti con aumentata frequenza anche nella regione siberiana di Kemerova, e scienziati russi, americani, canadesi, svedesi, estoni, mongoli e cinesi si sono riuniti a Mosca per valutare quel poco che si sa della creatura partendo poi alla volta della montagnosa regione siberiana per cercare di provarne l’esistenza, cosa mai successa finora.

E’ questa la prima spedizione del genere dal 1958, quando un gruppo di scienziati dell’Accademia Sovietica delle Scienze percorse in lungo e in largo la Siberia occidentale a caccia dello Yeti, ma senza fortuna.

Presunti avvistamenti di Yeti nel Kemerovo e nella adiacente regione di Altai, 3.200 km. ad est di Mosca, sono aumentati di tre volte rispetto a 20 anni orsono, secondo quanto ha riferito l’emittente riadiofonica Voce della Russia, e gli scienziati sono convinti dell’esistenza della creatura al 95 per cento, ritenenendo che nella zona di Yeti ce ne siano svariate dozzine. A sostegno di questa tesi sono state trovate capanne fatte di rami, rudimentali manufatti, rami spezzati e impronte lunghe 35 centimetri.

Tra coloro che credono nell’esistenza della creatura c’è Igor Burtsev, capo del Centro Internazionale per lo Studio degli Ominidi di Mosca, il quale fornisce anche una spiegazione scientifica: ”Quando l’Homo Sapiens cominciò a popolare il mondo sterminò senza pietà i suoi parenti più stretti nella famiglia degli ominidi, l’Uomo di Neanderthal. Alcuni di questi però possono essere sopravvissuti a tutt’oggi in remoti ambienti montagnosi ricoperti di foreste che sono  quasi del tutto inaccessibili ai loro arcinemici, cioè noi”.