YOUTUBE. Breve vita conigli: 80 giorni in galera e…tavola

di Redazione Blitz
Pubblicato il 5 Novembre 2015 12:05 | Ultimo aggiornamento: 5 Novembre 2015 23:05
YOUTUBE. Breve vita conigli: 80 giorni in galera e...tavola

YOUTUBE. Breve vita conigli: 80 giorni in galera e…tavola

ROMA – Una vita breve e triste quella dei conigli di allevamento. Appena 80 giorni di vita, passata in anguste gabbie come fossero in un malfamato carcere, e poi la macellazione. Questa la denuncia lanciata in un video su YouTube dalla Lega antivivisezione, Lav, e da Animal Equity. Le associazioni parlano di un “sistema ultra intensivo e crudele”, descrivendo la vita dei conigli dalla nascita alla morte. Non è della stessa opinione la Coldiretti, che parla di una “eccellenza italiana e lunga tradizione da tutelare”.

I coniglietti appena nati restano con le mamme nelle gabbie e poi vengono trasferiti in altre celle, fino a quando dopo appena 12 settimane arriva il momento della macellazione per arrivare sulle nostre tavole. Beatrice Montini sul Corriere della Sera:

“La video-investigazione è stata realizzata – spiegano le associazioni – grazie a una squadra investigativa che si è infiltrata sotto copertura (in alcuni casi con l’ausilio di telecamera nascoste) all’interno di diversi allevamenti e macelli di conigli situati nelle zone di maggior produzione sul territorio italiano. Nelle prime immagini diffuse si vedono i conigli appena nati (con l’inseminazione artificiale) in gabbia con le madri. Dopo lo svezzamento gli animali vengono poi portati nella zona di «ingrasso». Un coniglio destinato a finire nel piatto deve passare dal peso iniziale di circa 50 gr a 2,5 kg, venendo quindi sottoposto a un’alimentazione forzata. Poi il trasporto verso la macellazione.

«Si tratta di un sistema d’allevamento ultra intensivo che priva questi animali dei più semplici bisogni etologici – dice Matteo Cupi, direttore esecutivo di Animal Equality – un processo “produttivo” tra i più agghiaccianti e per lo più sconosciuto, taciuto e incredibilmente tollerato, subìto da animali che non possono difendersi da chi li alleva, li trasporta e li macella. Un sistema fuori controllo: basti pensare che solitamente a ogni addetto di allevamento sono affidate 600 fattrici, dunque il tempo da dedicare a ciascun animale è pari ad appena 48 secondi. Ciò significa che, se un animale muore o si ammala, questo è rilevato anche molte ore dopo o addirittura il giorno seguente». Le fattrici e i conigli destinati alla riproduzione vivono in gabbie singole di rete metallica. «I piccoli, all’ingrasso, possono essere stipati fino a 7 nella stessa gabbia, quindi lo spazio utile per coniglio è di appena circa 450 cm quadrati, meno di un foglio A4 – dice ancora Cupi – Le gabbie sono sovrapposte una sull’altra e gli escrementi cadono sugli animali che si trovano nelle gabbie inferiori»”.

La campagna delle due associazioni animaliste ha l’obiettivo di far dichiarare per legge il coniglio un animale da affezione, in modo che ne venga vietata la macellazione. Ma la Coldiretti ha un parere decisamente opposto a quello delle associazioni:

“«L’allevamento del coniglio in Italia fa parte di una delle tradizioni più consolidate, con una forte presenza di allevamenti familiari», dicono dall’organizzazione. I coniglicoltori italiani – 10 mila addetti e un fatturato di oltre 350 milioni euro – hanno anche una loro associazione, la Aci, Associazione coniglio italiano con sede a Verona: 130 soci fra i quali 4 trasformatori che gestiscono da soli il 40% del mercato. Le Regioni con maggiore specializzazione sono Veneto, Piemonte, Lombardia, Friuli ed Emilia Romagna dove esistono allevamenti medio grandi. Il Veneto detiene oltre il 40% della produzione nazionale di conigli; la provincia con la maggiore concentrazione di allevamenti è a Treviso con 200 mila fattrici e 10 milioni di conigli, seguita da Padova e Verona”.