YOUTUBE Polizia, contro Isis armi vecchie e auto a pezzi

di Redazione Blitz
Pubblicato il 21 Novembre 2015 10:05 | Ultimo aggiornamento: 21 Novembre 2015 10:05
YOUTUBE Polizia, contro Isis armi vecchie e auto a pezzi

Il servizio de La Gabbia su La7

ROMA – La Polizia non ha automobili, armi e dotazioni di sicurezza adeguate per contrastare eventuali attentati dell’Isis in Italia. Questo accade quando l’allerta terrorismo nel Paese è al livello 2 – prima c’è solo un attacco in corso – e a pochi giorni dall’inizio del Giubileo, fissato per l’8 dicembre (QUI IL SERVIZIO).

Tutti i sindacati di polizia (Coisp, Ugl, Siap) concordano su un punto: “Per difendere l’Italia dai terroristi servono più agenti e mezzi”. E ancora: “Bisogna rinnovare il parco auto, dotare gli agenti sul territorio di armi nuove e più sofisticate e comprare nuovi giubbotti antiproiettile”.

Perché, sembra assurdo ma è così, gli agenti sono costretti a lavorare con protezioni vecchie e mal funzionanti. In buona sostanza i giubbotti che indossano sono talmente vecchi da non essere più antiproiettile.

E purtroppo il Governo non sta facendo meglio di quelli passati: “Sono scarsi ed inadeguati gli stanziamenti per il rinnovo dei contratti del comparto Sicurezza, fino ad oggi previsti nella bozza di legge di stabilità per il 2016“, sostengono i segretari generali di Siap e Associazione nazionale funzionari polizia, Giuseppe Tiani e Lorena La Spina, nel programma La Gabbia su La7, che hanno chiesto un incontro con tutti i gruppi parlamentari.

“Alla luce dei recenti tragici accadimenti di Parigi – spiegano Tiani e La Spina –coglieremo l’occasione per ricordare che la sicurezza ha un costo, che oggi più che mai è evidente come essa costituisca la precondizione per la nostra stessa libertà e per il vivere civile. Non si pensi di risolvere la prevenzione esclusivamente con l’invio dei militari. La vigilanza degli obiettivi sensibili è solo uno degli elementi da considerare, come i fatti accaduti tristemente confermano. Ma servono ulteriori assunzioni straordinarie, risorse per la formazione, per l’intelligence, per le strutture finalizzate alla prevenzione ed all’investigazione, a livello centrale e sul territorio. Investire in sicurezza – sottolineano – significa investire sulla democrazia e sul sereno e pacifico godimento dei diritti da parte di tutta la collettività”.