Zeno Rocca, attivista No Tav: “Pestato dalla Polizia”. Loro: “Solo un controllo”

di Gianluca Pace
Pubblicato il 12 Marzo 2014 14:23 | Ultimo aggiornamento: 12 Marzo 2014 14:23
Zeno Rocca

Zeno Rocca

PADOVA, 12 MAR – “Io, picchiato dalla Celere”. E’ questa la storia, l’accusa di Zeno Rocca, 22 anni, del centro sociale Pedro di Padova, che ha raccontato di esser stato aggredito da alcuni agenti lo scorso 10 marzo.

Alcuni agenti lo hanno avvicinato mentre aspettava il tram a pochi metri dalla Questura e lo hanno aggredito senza motivo. E’ questo, in sintesi, il racconto di Zeno, originario di Pescantina (Verona), attivista No Tav già arrestato per scontri in Val di Susa.

Zeno Rocca lunedì si stava presentando in questura a Padova dove ha l’obbligo di firma. Erano circa le 13. Poi, lungo riviera Tito Livio, “l’incontro” con una camionetta della celere che stava rientrando al termine del turno di ordine pubblico per l’inaugurazione dell’anno accademico all’Università, evento a cui aveva partecipato anche il ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini.

A questo punto la doppia versione, quella di Zeno e quella della polizia.

Prima gli insulti, racconta Zeno, poi le manette e le botte, al punto da fratturargli una costola e provocargli una grave distorsione al collo. Questa la versione di Zeno.

“Stavo aspettando alla fermata del tram a pochi metri dalla questura quando è passata una camionetta del secondo reparto mobile – dice Zeno Rocca – hanno fatto trenta metri poi si sono fermati inchiodando. E’ sceso uno di loro, ha aperto le porte sul retro e ha urlato ‘tutti fuori’. Sono scesi in una decina allora e mi hanno circondato. Due in particolare avevano un atteggiamento molto violento fin da subito. Mi hanno strappato di mano la sigaretta, mi hanno tolto il cellulare e messo subito le mani addosso”.

“Io stavo lì, al lato della strada aspettando il tram. Non stavo facendo nulla quando questi sono scesi dalla camionetta. ‘Adesso ti facciamo vedere noi’ – è la ricostruzione di Rocca – ‘toccaci così ti insacchiamo di mazzate’. Hanno cominciato a colpirmi, con calci alle gambe, colpi al torace, tirandomi per i capelli. Io continuavo a dire loro in maniera concitata che non stavo facendo niente che ero appena uscito dalla questura. Non mi hanno ascoltato. La strada era piena di persone, urlavo anche a tutti i passanti di filmare quello che stava succedendo. Dopo qualche minuto mi hanno preso tutti insieme, mi hanno ammanettato e mi hanno portato in questura”.

Zeno Rocca è stato così portato in Questura.

“Un tempo lunghissimo – dice Rocca – avevo paura. Ho anche chiesto più volte di parlare con gli agenti della Digos, con i quali sono in contatto proprio in quanto attivista. Volevo che ci fossero anche loro, vista la violenza che avevano usato in strada cominciavo a preoccuparmi. Ma non mi hanno fatto sentire nessuno”.

Secondo la polizia invece il giovane sarebbe stato fermato per un normale controllo, bloccato al termine di una violenta colluttazione (due agenti hanno riportato una prognosi di 7 giorni racconta il Mattino di Padova) e accompagnato in questura per gli accertamenti di rito.

Riporta Padova Oggi:

Il giovane è stato quindi denunciato, oltre per essersi rifiutato di fornire le generalità, anche per lesioni. La polizia sostiene che sarebbe stato trattenuto a lungo in questura, fino alle 19, esclusivamente per gli adempimenti richiesti dalla denuncia, per la quale si è dovuto attendere il referto medico dei due agenti. Durante queste ore il ragazzo non avrebbe mai manifestato dolori né avrebbe chiesto di essere visitato o medicato.

Sel ha già annunciato che presenterà un’interrogazione parlamentare firmata dagli onorevoli Giulio MarconGiorgio Airaudo e Alessandro Zan.

Lui, Zeno, ha già presentato denuncia nei confronti degli agenti del reparto mobile padovano per ingiurie, minacce e lesioni aggravate dall’abuso di potere. Alla denuncia, consegnata in mattinata in tribunale a Padova, è stato allegato anche il referto prodotto al pronto soccorso lunedì sera.

La manifestazione.

Ieri, alle 14.30 il centro sociale Pedro ha organizzato una manifestazione davanti alla questura di Padova.

Le foto della manifestazione pubblicate dal Mattino di Padova

“E’ solo un altro dei casi Cucchi, stavolta finito meglio – commenta Max Gallob dal centro sociale Pedro – ma è solo fortuna”.

Il racconto di Zeno Rocca: