Zuppe di pipistrelli popolari in Cina VIDEO: ora se ne parla per il Coronavirus

di Lorenzo Briotti
Pubblicato il 24 Gennaio 2020 13:32 | Ultimo aggiornamento: 24 Gennaio 2020 13:32
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Zuppe di pipistrelli popolari in Cina: ora se ne parla per il Coronavirus

ROMA – Circolano sul web alcuni video che mostrano alcuni commensali cinesi che si preparano a mangiare un brodo con dentro la carcassa di pipistrello. La circolazione delle immagini è diventata virale proprio nello stesso momento in cui i bollettini medico sanitari ipotizzano come l’epidemia di Coronavirus che ha colpito soprattutto la città di Wuhan in Cina, si sia sviluppata proprio da pipistrelli e serpenti.

Tra quelli che postano questi video, qualcuno ricorda chee questo uccello vive nelle caverne in mezzo a insetti e feci chiedendosi se ora i cinesi smetteranno di mangiare i pipistrelli visto quello che è accaduto. 

Nella zona meridionale della Cina, a quanto pare i pipistrelli vanno forti. La parte di questo uccello mammifero ad andare per la maggiore sarebbero però le ali che vengono fritte piuttosto che le zuppe. Il pipistrello in brodo sembra essere invece un piatto comune nel Sud-Est asiatico, tra Vietnam, Indonesia, Laos e Filippine. In antichità, il pipistrello veniva mangiato anche da noi: a scriverlo è Il Fatto Quotidiano che racconta che Costozza in provincia di Vicenza, esisteva questa abitudine in antichità. 

I video vengono diffusi nel momento in cui viene pubblicato un articolo che smentisce la diffusione del video da parte dei serpenti, rafforzando allo stesso tempo l’ipotesi che possa essere arrivato proprio dai pipistrelli. David Robertson dell’Università di Glasgow in Scozia, in un articolo apparso su un forum di discussione specializzato e riservato a medici e virologi, ha infatti spiegato che nel genoma del virus “non ci sono prove del coinvolgimento di serpenti”. L’agente patogeno responsabile dell’epidemia appartiene a una grande famiglia chiamata coronavirus, che comprende i virus che causano la sindrome respiratoria acuta grave (SARS) e la sindrome respiratoria del Medio Oriente (MERS), oltre a quelli dietro al comune raffreddore. L’ultimo virus – attualmente noto come 2019-nCoV – è strettamente correlato alla SARS e ai virus correlati che circolano nei pipistrelli. Questi possono anche infettare altri animali che possono poi trasmettere il virus all’uomo.

Molti scienziati sospettano che un animale sconosciuto che trasporta 2019-nCoV abbia diffuso il virus all’uomo in un mercato di frutti di mare e animali selvatici vivi a Wuhan, dove i primi casi sono stati documentati a dicembre.

“L’ospite intermedio è il pezzo mancante del puzzle: come sono state contagiate tutte queste persone?” Afferma Robertson su Nature. La teoria che fossero i serpenti i veicoli del virus era stata presentata ieri da un gruppo di ricercatori cinesi in un articolo pubblicato sul Journal of Medical Virology 1.

Robertson afferma che è improbabile che 2019-nCoV abbia infettato qualsiasi ospite animale secondario abbastanza a lungo da alterare significativamente il suo genoma. “Ci vuole molto tempo perché questo processo si svolga”, afferma. Per Robertson i ricercatori cinesi avrebbero sbagliato a leggere i risultati delle analisi.

“Sulla “carta serpente”  – spiega nel forum – hanno correttamente rilevato che c’è una ricombinazione nel set di dati ma poi sbagliano il punto di interruzione”. Dubbi sulla teoria dei serpenti sono stati sollevati da altri ricercatori. “Non hanno prove che i serpenti possano essere infettati da questo nuovo coronavirus e fungere da ospite per esso”, ha detto a Nature Paulo Eduardo Brandão, un virologo dell’Università di San Paolo che sta studiando se i coronavirus possono infettare i serpenti.

Non ci sono prove coerenti di coronavirus negli ospiti diversi da mammiferi e uccelli. “Un mammifero è il candidato più probabile, afferma Cui Jie, un virologo del Pasteur Institute di Shanghai, che faceva parte di un team che ha identificato virus legati alla SARS nei pipistrelli provenienti da una grotta nella provincia dello Yunnan nella Cina sudoccidentale nel 2002.

SARS e 2019-nCoV fanno parte di un sottogruppo di virus noto come betacoronavirus. Il lavoro sul campo sulla scia dell’epidemia di SARS del 2002-2003 ha trovato tali virus solo nei mammiferi, afferma Cui. “Chiaramente questo 2019-nCoV è un virus dei mammiferi”.

Fonte: Il Fatto Quotidiano, Agi