Fiat-Opel, rischio chiusure/ Governo preoccupato, Scajola: ”Non in Italia”. La Fiom: “Porterebbe a conflitto sociale”

Pubblicato il 7 Maggio 2009 13:29 | Ultimo aggiornamento: 7 Maggio 2009 13:34

Bufera sulle rivelazioni del quotidiano economico tedesco Handelsblatt sulla possibilità che il piano Fiat per l’acquisto di Opel comporti la chiusura di due fabbriche in Italia, «una al sud e una al nord», oltre ad altre diverse chiusure in Europa.

Ancor più in assenza finora di commenti o smentite da parte di Fiat, il governo è preoccupato e si è mosso il ministro per lo Sviluppo Economico Claudio Scajola.

La centralità delle fabbriche italiane, nell’ambito dell’accordo tra Fiat e Chrysler e delle trattative per la Opel, «è fondamentale», sottolinea Scajola in una lettera al presidente della Fiat Luca di Montezemolo e all’amministratore delegato Sergio Marchionne. Nella lettera, Scajola preannuncia anche un incontro, presenti i sindacati, per discutere le prospettive dell’azienda in Italia.

«L’accordo raggiunto dalla Fiat con la Chrysler – scrive il ministro – ha costituito per l’economia del nostro Paese un fatto di grande rilievo: una nuova prospettiva di sviluppo, maturata nel pieno della crisi del settore, che fa emergere i valori dell’industria italiana come poche volte era accaduto in passato».

«Il Governo ha tempestivamente supportato la domanda del settore, in linea con gli altri Paesi, assicurando al contempo una evoluzione in senso ecologico coerente con gli interventi per una mobilità sostenibile. Gli ultimi dati sull’andamento delle vendite confermano che l’obiettivo di non penalizzare i nostri produttori è stato raggiunto, anche grazie ai risultati dell’innovazione di cui Fiat è stata capace».

Ora, prosegue Scajola, «fondamentale sarà il permanere della centralità del sistema produttivo italiano in un progetto che possa continuare ad essere sostenuto dal sistema degli incentivi pubblici disponibili per lo sviluppo economico e produttivo del nostro Paese».

«Nella certezza che l’eccellenza degli stabilimenti italiani continui ad essere assicurata, anche in un contesto di globalizzazione della produzione, mi attiverò dunque per programmare un incontro a breve termine, anche alla presenza delle organizzazioni sindacali, al fine di condividere il contributo che il governo potrà continuare ad offrire».

Durissima la reazione dei sindacati alle rivelazioni di Handelsblatt. «Per noi è inaccettabile qualsiasi ipotesi di chiusura di stabilimenti italiani. Un simile disegno porterebbe all’apertura di un pesante conflitto sociale» dice il segretario della Fiom, Gianni Rinaldini.