Fuga da Hollywood/ Le case di produzione lasciano La Mecca del Cinema per girare in localtà meno costose

Pubblicato il 28 Luglio 2009 14:37 | Ultimo aggiornamento: 28 Luglio 2009 14:37

Anche se gli altri studio sono emigrati da tempo in altre parti della città e nel rione che porta quel nome c’è ormai solo la Paramount, la parola Hollywood continua nel linguaggio comune a indicare il cinema prodotto a Los Angeles. Ma è stato proprio per contrastare lo strapotere di Hollywood che molti Paesi, dalla Gran Bretagna alla Germania, dalla Bulgaria alla Romania passando per l’Australia, la Nuova Zelanda e il Canada, hanno messo a disposizione strutture e soprattutto incentivi fiscali per attrarre le produzioni americane e per sviluppare l’industria cinematografica locale. Il motivo? Hollywood costa troppo e quindi non abita più qui.

Prendete i Culver Studios, che in 90 anni ne hanno viste di tutti i colori e dove sono stati girati film del calibro di Via col Vento, Quarto Potere e Gli Intoccabili: ma da quando il game show televisivo Deal or no Deal ha deciso di trasferire la produzione in Connecticut, le sue sale di posa, la mensa e il garage sono virtualmente vuoti. «Per noi è stato un colpo fatale», ammette James Cella, presidente dello storico studio.

Il vero disastro per Hollywood, d’altra parte, non sono state solo le offerte a buon mercato di Paesi lontani, ma quelle provenienti da una trentina di stati Usa che hanno deciso di fare concorrenza a quella che una volta era chiamata La Mecca del Cinema. Un esempio: quando Clint Eastwood ha voluto girare Gran Torino ha scelto il Michigan perché per ogni dollaro speso dentro i suoi confini, lo Stato rimborsa 42 centesimi. Una offerta così generosa che Anthony Wensoi, amministratore delegato del Film Office locale, ha ricevuto la settimana scorsa una richiesta d’informazioni da un produttore dell’Ucraina: «Mi ha chiamato chiedendomi se potevamo riprodurre le strade di Kiev qui in Michigan», racconta.

La Louisiana, dove l’anno scorso Brad Pitt ha girato Benjamin Button, e il New Mexico, dove i fratelli Coen hanno diretto Non è un paese per vecchi e che, da quando nel 2002 ha approvato incentivi simili a quelli del Michigan, ha visto arrivare 150 tra film e show televisivi, sono due degli Stati che più hanno beneficiato della fuga da Hollywood. Ma ci sono anche New York, lo Utah, l’Oregon, l’Arizona e, appunto, il Connecticut.

«Runaway productions», le chiamano qui. Le produzioni che scappano, un fenomeno di fronte al quale Hollywood, nonostante alla guida della California ci sia l’ex-attore Arnold Schwarzenegger, è rimasta inerte. Ora anche il titolo di capitale del cinema è in discussione, perché la percentuale di film americani realizzati in California è precipitata: dal 66% del 2003 al 31 dell’anno scorso.

E se si prende in esame Los Angeles, di cui Hollywood è un sobbordo, si passa dai 71 film girati nel ‘96 ai 21 del 2008 e agli 8 di quest’anno. Passando al pianeta televisione, le cose non vanno meglio: 44 dei 103 show andati in onda quest’anno sono stati girati altrove. Per fermare l’emorragia, pochi mesi fa lo Stato della California ha varato il suo piano di sgravi, mettendo a disposizione fino a 100 milioni di dollari per le produzioni che opteranno di girare in loco.

Ma l’opinione prevalente è che le contromisure statali siano troppo poco e troppo tardi. I magazzini della 24/7 Studio Equipment, per esempio, per anni sono rimasti vuoti perché cineprese, carrelli e gru erano sempre in giro, affittati per Iron Man o Get Smart o altri film. Lance Sorenson, presidente della società, non ha dubbi: «Faccio questo mestiere da venticinque anni – dice – e non ho mai visto una crisi così lunga». Così, a meno di al momento improbabili inversioni di tendenza, la più famosa fabbrica dei sogni di celluloide del mondo è emigrata altrove.