La vocazione suicida e la voglia di copiare Obama

Barack Obama può anche permetterselo. E’ stato eletto con una buona maggioranza. Ha livelli d’approvazione molto alti. Alza le tasse a chi guadagna di più partendo da aliquote molto più basse che in Italia.

L’Italia è uno dei paesi dove le imposte dirette sono tra le più alte al mondo, specie l’aliquota marginale, specie dopo che il precedente ministro delle finanze, Vincenzo Visco, l’aveva riportata in zona metà, forse pentito o forse dimentico che proprio lui, in un precedente governo, l’aveva ridotta di un po’ di punti.

In Italia la sinistra sta riducendosi a un nocciolo duro, sempre più spostato a sinistra, ripetendo lo schema dei laburisti in Gran Bretagna prima di Blair. E l’idea di una tassa speciale spinge in quella direzione.

Per Obama le tasse sono un simbolo tra i tanti di cambiamento rispetto all’era Bush. E poi vedremo in concreto cosa farà.

L’aspirante Obama di casa nostra, il neo segretario del pd Dario Franceschini (ma non sa che il posto è già occupato da Berlusconi?), non ha per fortuna alcun potere. La sua idea farebbe ben poco, per le dimensioni economiche e anche per le difficoltà della redistribuzione. Da essa, tra l’altro, verrebbero premiati tutti quei tanti che sfuggendo al fisco, e la propaganda ci dice che sono milioni, figurerebbero nullatenenti e senza reddito e avrebbero diritto al loro piccolo assegno di solidarietà.

Unico risultato quindi, e questo certo, di avere ancora una volta passato una palla (tra l’altro la base di partenza, 120 mila euro, naturalmente lordi, è la metà del livello minimo indicato da Obama) meravigliosa a Berlusconi, offrendogli nuovi ottimi argomenti per parlare dell’odio che anima la sinistra, e garantire i ceti medi, quelli su cui si combatte la campagna elettorale, che fino a quando c’è lui, i comunisti staranno al loro posto.

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