Matteo Renzi sfida sindacati: “Contratti aziendali per far ripartire l’Italia”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 5 ottobre 2014 8:01 | Ultimo aggiornamento: 5 ottobre 2014 8:01
Matteo Renzi sfida sindacati: "Contratti aziendali per far ripartire l'Italia"

Matteo Renzi (Foto Ansa)

ROMA – Contratti aziendali per far ripartire l’Italia. Questa la sfida di Matteo Renzi ai leader dei sindacati di Cgil, Cisl e Uil, insieme anche a Giorgio Squinzi di Confindustria, che incontrerà martedì 7 ottobre per fare il punto sulla riforma del lavoro prevista dal Jobs Act.

Un incontro importante, spiega Roberto Mania su Repubblica:

“Perché se da oltre dieci anni la produttività del lavoro italiana è rimasta ferma mentre è costantemente cresciuta in altri Paesi europei a cominciare dalla solita Germania, e dalla Francia, l’altra grande malata del continente, vuol dire che qualcosa non funziona anche nei meccanismi di negoziazione tra le parti sociali.

Non funziona perché le imprese investono poco in innovazione e in formazione del capitale umano, ma non funziona anche perché c’è – come rileva da tempo la Commissione europea – un disallineamento permanente tra le dinamiche retributive e l’andamento della produttività. A far crollare la competitività dei nostri prodotti ci pensa poi la pesantezza del cuneo fiscale e contributivo. E tutto questo genera i suoi effetti negativi sulla crescita dell’economia”.

E il cambiamento che il premier auspica non riguarda solo la legge, ma anche il ruolo di sindacati e confindustria sul proponimento di contratti adeguati. Una necessità di cambiamento ribadita anche da Debora Serracchiani, vicesegretario del Pd, che il 4 ottobre ha dichiarato:

“Il cambiamento deve riguardare tutti. Ognuno nel proprio ruolo deve fare la sua parte. È una sfida anche per i sindacati”.

E martedì, giorno dell’incontro tra governo e parti sociali, l’ordine del giorno potrebbe essere quello prospettato daMania:

“la legge sulla rappresentanza sindacale in cambio di una accentuazione della contrattazione di secondo livello (aziendale e territoriale) dove gli incrementi di produttività possono essere trasferiti nelle buste paga. Implicito in questo scambio il declino del contratto nazionale di categoria.

Non per nulla nell’ordine del giorno c’è un terzo argomento: il salario minimo per legge (già previsto nel Jobs Act per le categorie prive di contratto) che potenzialmente prefigura un nuovo modello di contrattazione dove ai trattamenti minimi fissati ora dal contratto nazionale si sostituirebbe la legge sul salario minimo. Ci staranno i sindacati? E le imprese?”.