Pensioni. Deborah Bergamini, post Berlusconi, neo comunista: i parlamentari no

Pensioni. Deborah Bergamini, post Berlusconi, neo comunista, ignora i colleghi
Deborah Bergamini: da Berlusconi al populismo di sinistra

ROMA – Deborah Bergamini, deputato del Pdl, meglio nota in passato come guardia di ferro della ortodossia di Berlusconi, si è convertita al cripto comunismo di maniera e strizza l’occhio alla sinistra più bassamente demagogica in materia di pensioni:

”I dati che ho ricevuto dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali a fronte della richiesta, avanzata in occasione di un’interrogazione al Ministro Enrico Giovannini, di conoscere i 10 trattamenti pensionistici complessivamente più onerosi per lo Stato, erogati dall’Inps, dimostrano quanto sia urgente un intervento sulle cosiddette pensioni d’oro”.

Dice ancora Deborah Bergamini:

”Tenendo conto del fatto che alcuni soggetti cumulano diverse pensioni, le cifre lorde mensili sono a dir poco impressionanti:

1) 91.337,18

2) 66.436,88

3) 51.781,93

4) 50.885,43

5) 47.934,61

6) 46.811,50

7) 46.773,61

8) 44.258,87

9) 43.253,96

10) 41.707,54.

Questi numeri dimostrano tutta la portata distorsiva di quel criterio retributivo dal quale ci stiamo fortunatamente allontanando grazie alle riforme pensionistiche degli ultimi anni”.

Certo, riconosce che

“gli interventi in materia siano particolarmente delicati, anche sul fronte della costituzionalità”,

e avverte che bisogna

“evitare qualsiasi colpevolizzazione verso i beneficiari di questi trattamenti, che li hanno maturati secondo le regole vigenti”

e, bisogna anche aggiungere, pagando fior di contributi nell’arco di una vita di lavoro.

Però poi non resiste e dice:

“È evidente che il tema coinvolge una questione di equità e di coesione sociale non più trascurabile dalle istituzioni, specialmente in un momento di grave crisi economica e di pesanti sacrifici per tutti”.

Quanta retorica, quante bugie.

Perché la compagna Bergamini non guarda alle pensioni dei parlamentari? Magari alle pensioni dei parlamentari giornalisti? Allora forse sarà un po’ più credibile.

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