Pesci alla crema solare: filtri anti-Uv, attenzione all’effetto boomerang

Pubblicato il 10 Ottobre 2012 15:57 | Ultimo aggiornamento: 10 Ottobre 2012 15:57

ROMA – Attenzione ai pesci alla crema solare: non è una nuova salsa dal nome esotico ma una reale emergenza alla quale gli studiosi si stanno interessando. Un recente studio svizzero ha valutato l’impatto delle creme solari sull’ambiente. Così anche i chimici dell’Università di Genova si sono messi all’opera e di recente hanno realizzato un nuovo metodo di analisi che, avvalendosi della cromatografia liquida associata alla spettrometria di massa, Tandem, riesce a rilevare concentrazioni minime di queste creme nelle acque, si parla di nanogrammi al litro ng/l. Segno che una nuova emergenza si sta profilando secondo gli scienziati.

Ma quali sono esattamente i rischi? Succede che i filtri anti-ultravioletti di spray e lozioni coi quali siamo stati educati a cospargere la superficie del nostro corpo, per proteggerci dai dannosi raggi Uv, finiscono in mare dove vengono mangiati dai pesci che a loro volta finiscono sulle nostre tavole. La domanda alla quale gli scienziati cercano di rispondere è se questi filtri possono far loro del male? E di conseguenza essere dannosi per gli esseri umani. Dopo tutto si tratta di sostanze inorganiche (filtri fisici) costituite da biossidi di zinco o simili che formano una barriera protettiva per la cute o di sostanze organiche (filtri chimici) della classe dei benfenoni che, usati in miscela, assorbono i fotoni della luce e dissipano l’energia elettromagnetica sotto forma di calore.

I ricercatori di Genova hanno sottoposto ai test alcuni campioni di acque in Liguria, provenienti da una piscina e dal mare presso le spiagge di Camogli, San Fruttuoso e Santa Margherita Ligure. Le analisi dimostrano che se in mare la concentrazione raggiunge livelli non preoccupanti di appena un centinaio di ng/l sono circa il doppio in piscina.

A questi dati vanno sommati i risultati di uno studio svizzero che dimostrano come questi inquinanti emergenti finiscono con l’accumularsi nei pesci d’acqua dolce, nei tessuti e nei fluidi di questi animali con una concentrazione di 2-3 ng/l. Nessuna evidenza è stata ancora raccolta sui pesci di mare.

Una sorta di effetto boomerang, un circolo vizioso ancora tutto da dimostrare ma a destare ulteriori preoccupazioni ci sono anche alcuni studi tossicologici giapponesi che dimostrano come alcuni di questi filtri possono risultare interferenti col nostro sistema endocrino, capaci cioè di simulare l’effetto di specifici ormoni, in particolare gli estrogeni.