Non è Starace ma Sacconi, non è il Duce ma Berlusconi

«Dobbiamo riuscire a rafforzare la leadership popolare e non populista, contrapposta a quelle borghesie ciniche, bare, egoiste che ricorrentemente nella storia del paese tentano di lucrare sulle difficoltà delle persone»
Il ministro del Welfare Maurizio Sacconi

«Credo che un momento di legittima stanchezza possa essere sostituito da una lunga fase di straordinaria vitalità e Lui ha una vitalità straordinaria». A parlare non è il camerata Achille Starace, segretario del Partito Nazionale Fascista, ma è il ministro del Welfare Maurizio Sacconi. E Lui non è il Duce, Benito Mussolini, ma è il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.

È il 20 febbraio e al convegno di Rete Italia, Sacconi difende la salute e il “vigore” del premier “stranamente” stanco dopo lo scoppio dello scandalo Protezione civile.

Sacconi ha deciso di abbracciare la crociata in difesa dell’uomo Silvio, illustrando scenari da regime: «Dobbiamo riuscire a rafforzare la leadership popolare e non populista, contrapposta a quelle borghesie ciniche, bare, egoiste che ricorrentemente nella storia del paese tentano di lucrare sulle difficoltà delle persone».

«Davvero – ha aggiunto Sacconi – dobbiamo costruire una ancor più robusta dimensione collettiva intorno a Silvio Berlusconi al quale questo Paese deve moltissimo. Siamo tutti consapevoli di quanto egli abbia avuto il coraggio di caricare sulla sua stessa persona la responsabilità di ricostruire la politica popolare nel momento in cui questa era stata annichilita da un colpo di stato mediatico-giudiziario e dal ruolo negativo di quelle borghesie cui facevo riferimento. Mai come oggi – ha sostenuto Sacconi – dobbiamo costruire una leadership forte e collettiva che sappia parlare e dialogare con il popolo e che quando vede una persona seduta, annichilita e intenta a piangere non si siede al suo fianco a piangere. Questa non è leadership ma vile rinuncia alla funzione che dobbiamo avere di dirigere il nostro popolo.

Il capo del Welfare ha ripescato persino qualche riferimento evangelico rivisitato: «La leadership che vogliamo – ha spiegato il ministro – è quella di chi quando vede una persona che piange gli dice, alzati e cammina che io mi prendo la responsabilità di guidarti e di offrirti una visione credibile».

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