Barbara Spinelli. Aperta critica a Monti su Repubblica: “Contro Europa”

Pubblicato il 22 Febbraio 2012 9:30 | Ultimo aggiornamento: 22 Febbraio 2012 9:30

Blitzquotidiano propone come articolo del giorno un articolo di Barbara Spinelli per la Repubblica. Il titolo è “La tentazione del muro”.

L’articolo è lungo, ricco di citazioni, di agevole lettura ed è on line sul sito del quotidiano.

So segnalano qui alcuni passi. L’inizio: “Con molta, troppa facilità ci stiamo abituando a dire che la bancarotta greca non sarebbe poi la catastrofe paventata da anni. […] Quel che conta è evitare il contagio, e non a caso il Fondo salva Stati si chiama d’un tratto Firewall,[come nei] sistemi informatici: che salverà chi è ancora dentro (l’Italia, per esempio) da chi, nell’ignominia, sta cadendo fuori. Come la linea Maginot che i francesi eressero per proteggersi dagli assalti tedeschi negli anni ‘20-’30, Firewall evoca gli universi chiusi della clinica e della guerra: il miraggio d’un muro inviolabile rassicura, anche se sappiamo bene come finì il fortilizio francese. Cadde d’un colpo. Lo storico Marc Bloch parlò di strana disfatta perché il tracollo era avvenuto negli animi, prima che lungo la Maginot: «nelle retroguardie della società civile e politica», prima che al fronte. In realtà nessuno ci crede, al chimerico Firewall che abita le fantasie e fiacca la ragione. Altrimenti l’Unione non avrebbe deciso, ieri, un ennesimo importante prestito alla Grecia. Altrimenti non ci sarebbe chi pensa, allarmato, a una nuova architettura dell’Unione: più federale, dotata di un governo europeo cui gli Stati delegheranno sovranità crescenti”.

La critica a Mario Monti: C’è “chi pensa, allarmato, a una nuova architettura dell’Unione: più federale, dotata di un governo europeo cui gli Stati delegheranno sovranità crescenti. Ci stanno pensando Berlino e forse Roma, anche se Monti ha appena firmato una lettera con Cameron e altri europei in cui non si parla affatto di nuova Unione, ma di completare il mercato unico. Così le cose procedono lente, e il problema cruciale (le risorse di cui disporrà l’Unione, per un possente piano di investimenti) nessuno l’affronta”.

La conclusione: “Culturalmente, stiamo ricadendo indietro di novant’anni, nei rapporti fra europei. Ad ascoltare i cittadini, tornano in mente le chiusure nazionali degli anni ’20-’30, più che la ripresa cosmopolitica del ’45. Sta mettendo radici un risentimento, tra Stati europei, colmo di aggressività. Le prime pagine dei giornali greci, da mesi, dipingono i governanti tedeschi come nazisti. Intanto Atene riesuma le riparazioni belliche che Berlino deve ancora pagare all’Europa occupata da Hitler. Dimenticata è la tappa del ’45, quando si ridiede fiducia alla nazione tedesca e ci si accinse a unire l’Europa. Quella fiducia aveva un preciso significato, anche finanziario: la Germania non doveva più risarcire nella sua totalità le distruzioninaziste. Lapolitica delle riparazioni, che era stata la sua maledizione nel primo dopoguerra e l’aveva gettata nella dittatura, non doveva più esistere”.

La speranza: “La scelta di un Presidente come Joachim Gauck, in Germania, è una buona notizia, perché la popolazione tedesca ha contribuito a questo clima di sospetti, anche se non sempre immotivati (perché assistere Paesi del Sud prigionieri volontari di una corruzione che a Nord si combatte?). L’Europa ha bisogno di popolazioni illuminate, non di capri espiatori, e Gauck che usa parlar-vero potrà aiutare. L’Europa ha bisogno di una crescita diversa, comune, non di anni e anni di recessione, di odi interni, di sospensioni della democrazia”. Parla della Grecia o dell’Italia?