D’Alema, scuola di simpatia, incubatore della patrimoniale di primavera

di Sergio Carli
Pubblicato il 29 novembre 2017 13:18 | Ultimo aggiornamento: 29 novembre 2017 13:18
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Massimo D’Alema a Otto e mezzo parla di tasse

ROMA – Massimo D’Alema impartisce lezioni di simpatia e conferma la tesi che i comunisti sono come i preti: qualunque altra cosa dicano di essere, la loro vera natura rimane quella, non possono sfuggirle.

Negando l’evidenza che le tasse stanno uccidendo l’Italia, ha insistito nella guerra al ceto medio. E invocando una Imu sulle case di lusso, ha pavimentato un pezzetto di strada verso la patrimoniale che qualcuno intende appiopparci a primavera, dopo le elezioni.

Per D’Alema, una famiglia dove entrano 3.500-4.000 euro al mese è ricca. Quanti ne entrano in casa D’Alema? E quando sarà finalmente pensionato, entreranno in casa 2 pensioni, oltre a quella della moglie: una da parlamentare, una da giornalista, rinforzata con i contributi dei giornalisti che tanto odia, attraverso la loro cassa presidenziale Inpgi.

Intervenendo a Otto e mezzo, ha distillato il suo credo:

“Chi ha un reddito medio-alto deve pagare l’Imu sulla prima casa. Io non pago l’Imu e sono un cittadino in grado di farlo. Una famiglia dove entrano 3.500-4000 euro è in grado di pagarla, chi ha un reddito basso non deve pagarla, chi ha reddito medio alto la deve pagare”.

“Penso che la grande priorità sia promuovere investimenti nella ricerca, nell’innovazione. Anziché sprecare i fondi in bonus di ogni genere, per i 18enni, il bonus bebè, se uno dicesse siamo indietro sul piano tecnologico e dobbiamo investire… Io non direi ‘meno tasse per tutti’ in un paese in cui il 20% detiene il 70% e non paga per il 70 per cento perché in parte evade, in parte elude e perché la tassazione è tale per non fargliele pagare. Per esempio non c’è l’Imu sulle case di lusso. C’è qualcosa che non funziona. I soldi non ci sono? Basta non sprecarli in bonus. Ci sono 4,8milioni di poveri in Italia, la priorità è detassare il cibo per i cani?”.

Tra i protagonisti del tracollo dell’Italia degli ultimi 20 anni (a Berlusconi la pace televisiva, ai post comunisti la politica economica, eccoci come ci hanno ridotto), ha condensato nei pochi minuti del salotto Gruber un distillato di luighi comuni gauchisti con la sicumera che gli è propria:

I poveri, nella vulgata della sinistra da salotto che i burocrati post comunisti hanno fatto propria, diventano un milione di più ogni volta che se ne parla. La fonte è l’Istat, residuo talebano della guerra a Berlusconi, covo di cervelli abilissimi nel piegare le statistiche all’ideologia. Difficile incontrare un povero ma stando a D’Alema sono uno ogni 13. Inclusi i mendicanti, che come sappiamo tanto poveri non sono. Ogni giorno la Guardia di Finanza ne scopre un po’ di finti.

Il 70% degli italiani non paga le tasse. Sembra certo che si tratta del 50%, ma non sono evasori, sono i poveri di cui sopra, esonerati per legge.

La lezione di simpatia D’Alema la impartisce a Matteo Orfini, presidente del Pd.

“Orfini lo conosco da piccolo e non si può permettere di dire che faccio ridere. Questo modo di rapportarsi a chi non la pensa come te è il tratto caratteristico di Renzi e il suo gruppetto. Ed è il motivo per cui non stanno simpatici alla maggior parte degli italiani”,

Non c’è proprio niente da aggiungere.