Luca Barbareschi, contratto a Fausto Brizzi per 3 film: coraggioso, controcorrente e…buon affare

di Sergio Carli
Pubblicato il 27 dicembre 2017 10:43 | Ultimo aggiornamento: 27 dicembre 2017 10:43
luca-barbareschi

Luca Barbareschi in una foto Ansa

ROMA – Luca Barbareschi ha offerto un contratto per tre film a Fausto Brizzi? Secondo Goffredo De Marchis, che lo rivela su Repubblica, Barbareschi, gestore del Teatro Eliseo, produttore ed ex deputato di Alleanza nazionale, avrebbe offerto a Brizzi, sommerso dallo scandalo di averci provato, un contratto per tre film con la sua casa di produzione Casanova Multimedia, specializzata in fiction e allestimenti teatrali ma che ha anche un settore cinema.

Barbareschi è anche un attore molto bravo. Il suo film, Impiegati, è un piccolo capolavoro. Ha recitato in teatro, al cinema, in serie tv.

Barbareschi, riferisce e Marchis, non conferma e non smentisce, si limita a dire: “Non abbiamo ancora firmato nulla”.

Barbareschi, riconosce De Marchis, “quando ha fatto politica ha sempre sposato una linea garantista. Lo fa anche adesso con Brizzi” provando a riportarlo a galla.

La mossa di Barbareschi, commenta De Marchis, “mette assieme molte cose: il gesto di solidarietà a un collega molto in difficoltà e un affare per la propria azienda visto che Brizzi, campione d’incassi con le sue pellicole, oggi “costa” molto meno di un mese fa”. L’ultimo suo film, poveri ma ricchissimi, sta incassando il doppio dei rivali in questi giorni di feste.

Il nome di Fausto Brizzi è diventato sinonimo di Weinstein italiano dopo le accuse lanciate nel corso di una trasmissione delle Iene. Weinstein è il grande e bravissimo produttore americano caduto in profonda disgrazia, estromesso dalla sua stessa casa di produzione, dopo una serie di rivelazioni sulle sue prevaricazioni ai danni do attrici. Lo scandalo ha alzato il sipario, a livello mondiale, su un aspetto del mondo dello spettacolo vecchio di millenni, Le ragazze, per entrare, devono pagare un biglietto immateriale che, in retrospettiva, risulta ributtante.

Il tema è scabroso e controverso. Molti uomini la vedono in modo rozzo e semplice. Anche molte donne. Le più sensibili al tema femminista considerano lo scandalo Weintein come l’inizio di un nuovo processo di liberazione. Cristina Comencini ha evocato anche il fantasma di Marilyn Monroe.

Probabilmente non è l’ultima volta che fatti del genere saranno scoperti, così come non è la prima. L’Italia negli ultimi 20 anni è stata scossa già due volte da scandali analoghi, etichettati Vallettopoli, entrambi sollevati da iniziative giudiziarie. In conseguenza della prima Vallettopoli un popolare presentatore tv, Gigi Sabani, arrestato e prosciolto, c’è morto d’infarto. La seconda Vallettopoli ha portato per la prima volta in un’aula di tribunale Fabrizio Corona.

Lo scandalo che ha travolto Brizzi si differenzia dalle Vallettopoli perché all’origine non c’è iniziativa giudiziaria ma la valanga delle voci avviata dalle Iene. Giorno dopo giorno, rivelazione dopo rivelazione, Fausto Brizzi è diventato il grande accusato. La sua casa di produzione, Warner, lo ha messo al bando senza processo: lo hanno escluso dalla campagna di lancio del suo ultimo film, hanno annullato ogni legame contrattuale. Non hanno potuto obliterarlo del tutto. Il suo nome compare, una volta sola, nei titoli di testa di “Poveri ma ricchissimi”.

Brizzi si è sempre difeso negando ogni forma di violenza: “Posso solo affermare, con serenità e sin da ora, che mai e poi mai nella mia vita ho avuto rapporti non consenzienti o condivisi”. La precisazione di una delle sue “vittime”,  Clarissa Marchese, conferma. Ma la nuova Giovanna d’Arco della moralità cinematografica, Asia Argento (5 anni di relazione di Weinstein, baby sitter pagata, presentazione alla mamma), prevale.

Brizzi è condannato a prescindere, osserva il suo avvocato, Daniele Bocciolini: 

“E’ un vero e proprio Far Weinstein. Assistiamo una condanna mediatica di un regista famoso. Per quel che posso sapere, non ci sono procedimenti a carico di Brizzi. C’è quindi una persona che si deve difendere in assenza di un procedimento vero e proprio. Io ho difeso Massimo Di Cataldo per maltrattamenti e venne condannato mediaticamente in breve tempo. Invece è stato prosciolto da tute la accuse. Ancora oggi, però, mi chiedono se Di Cataldo aveva o meno picchiato quella donna. Solo “Il Giornale” diede ampia notizia del proscioglimento. Prendiamo ad esempio anche Rignano Flaminio. Vennero tutti crocifissi, insegnanti, bidelli tutti mostri. Assolti anche loro perché il fatto non sussiste”.

 

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