Coca-Cola, spot gay-friendly in Ungheria. Il partito di Orban chiama al boicottaggio

di Redazione Blitz
Pubblicato il 7 Agosto 2019 10:48 | Ultimo aggiornamento: 7 Agosto 2019 10:52
Coca-Cola sfida l'Ungheria omofoba

L’immagine dei manifesti in Ungheria della Coca-Cola (Ansa)

ROMA – Coca-Cola si fa pubblicità in Ungheria puntando sui gay e provocando appelli al boicottaggio da parte di un deputato omofobo e media conservatori.

Le immagini della campagna mostrano fra l’altro un giovane con la barba abbracciare un altro che porta alla bocca una Coca-Cola, due ragazze che bevono con cannucce dalla stessa bottiglia della bevanda americana e due giovani che si baciano sfiorando con le labbra una bottiglietta.

Un deputato del partito di governo Fidesz, Istvan Boldog, ha annunciato di voler boicottare il marchio fin quando non saranno rimossi i cartelloni pubblicitari, in un appello che la Cnn segnala viene lanciato anche da alcuni media di destra e da una petizione online che ha raccolto 25 mila appoggi.

La Coca-Cola Hungary ha risposto con un comunicato ricordando che “lottiamo per la diversità, l’inclusione e l’eguaglianza nel nostro business e sosteniamo questi diritti anche nella società”. La campagna, dal titolo “Amore è amore” è stata lanciata in vista di un festival, il Sziget, il cui motto è “Rivoluzione dell’amore” e che si svolge questa settimana.

Budapest è piena di manifesti della Coca-Cola, ma la gente reagisce in modi diversi: con indifferenza ma c’è anche chi ha imbrattato i poster con volgari scritte contro i gay. L’associazione dei gay e delle lesbiche ungheresi ha condannato le reazioni ostili mentre sulla stampa governativa si è letto che “la lobby degli omosessuali sta invadendo la nostra capitale”.

Il noto regista Robert Alfoldy ha appoggiato la campagna facendosi fotografare con una bottiglia Coca-Cola in mano e accanto al motto “amore è amore”. Il giornale Nepszava, di sinistra, ha sintetizzato che gli ungheresi in linea di principio sono tolleranti nei confronti dei gay, ma si vede che molti non lo sono. (fonte Ansa)