Germania. Terrorismo islamico: 230 tornati dalla jihad, rischio attentati

di Francesca Cavaliere
Pubblicato il 26 Maggio 2015 7:41 | Ultimo aggiornamento: 25 Maggio 2015 22:19
Germania. Terrorismo islamico: 230 tornati dalla jihad, rischio attentati

Holger Münch, capo della polizia criminale tedesca: per combattere il terrorismo islamicco bisogna unire prevenzione e repressione

BERLINO – In 680 sono partiti dalla Germania, secondo Holger Münch, capo del Bundeskriminalamts (BKA), la polizia criminale tedesca, fra il 2011 e il 2015, per andare a combattere la Jihad, la guerra santa, come membri del temuto ISIS (Stato Islamico) in Siria e in Iraq. Circa un terzo di loro, più di 230, sono ritornati dalla guerra secondo la polizia e i servizi di informazione essi rappresentano una minaccia per la sicurezza nazionale.Molti di questi reduci sono sottoposte a sorveglianza, con costi considerevoli, dalla Polizia tedesca, ma questo non basta. Ci vuole un piano più ampio, che unisca prevenzione e repressione.

Per prevenire e non più soltanto reprimere in Germania il terrorismo islamico un piano generale e coordinato che coinvolga lo Stato, l’autorità giudiziaria, le regioni e i comuni è l’obiettivo che si propone Holger Münch, da dicembre 2014 capo del Bundeskriminalamts (BKA), la polizia criminale tedesca.

Il progetto di Holger Münch prevede che, accanto alla polizia e ai servizi d’informazione, debbano fare la loro parte anche i servizi sociali, i servizi per i giovani e le autorità scolastiche, allo scopo di rispondere al crescente numero di estremisti islamici e potenziali attentatori presenti in Germania per nascita, per immigrazione o semplicemente di passaggio.

Troppi i sospettati di terrorismo, pochi gli investigatori per poterli sorvegliare 24 ore su 24. Gli addetti alla sicurezza aumentano, ma non alla stessa velocità degli islamisti.

Ora il BKA ha ottenuto di poter avere più personale a sua disposizione, il ministero degli Interni ha previsto 200 nuove risorse ed ha stanziato diversi milioni di euro in suo favore, ma ci vuole tempo, le persone devono essere assunte, formate e addestrate.

“Ciò significa che per rafforzare la lotta al terrorismo islamico dovremo attingere al personale di altri ambiti. Dobbiamo stabilire delle priorità”, ha detto il capo del BKA Holger Münch.

Le autorità di sicurezza tedesche, riporta il settimanale Der Spiegel, nel 2011 contavano in Germania 3.800 salafiti, oggi siamo a 7.300.

Secondo Peter R. Neumann, politologo ed esperto di terrorismo che dirige il Centro Internazionale per lo Studio della radicalizzazione al King’s College di Londra, ci sono due gruppi che presentano dei rischi, quelli che tornano dalla guerra carichi di fanatismo e vogliono compiere atti terroristici a casa loro e quelli che ritornano con disturbi da stress traumatico e perciò potenzialmente pericolosi per le persone che li circondano.

Nella Repubblica federale tedescasono attualmente in corso 500 istruttorie contro gli 800 accusati dello spettro islamista e, dice il capo del BKA, diventa sempre più difficile abbattere il numero crescente dei processi. “Siamo al limite”, afferma Holger Münch.

Inoltre, osserva il capo del BKA, un ulteriore pericolo potrebbe venire da un cambiamento di comportamento dello “Stato Islamico” (ISIS) che, di fronte ad insuccessi militari in Siria e in Irak, potrebbe cercare all’estero, e quindi anche in Germania, obiettivi nuovi per fare attentati.

“Gli ultimi avvenimenti dimostrano che dobbiamo prendere la minaccia molto sul serio” ha detto Holger Münch in riferimento all’arresto, avvenuto poche settimane fa in Assia, di due persone, il turco-tedesco Halil Ibrahim D.  e sua moglie, sospettate di essere in contatto con Al-Qaeda e di avere pianificato un attentato in un grande gara ciclistica a Francoforte.

“Non siamo in grado di conoscere ogni singola persona. Sempre più spesso ci imbattiamo in persone che non ci erano state segnalate in precedenza”.

“Il piano generale però al momento non c’è ancora”, dice  Holger Münch.

“In Germania abbiamo buoni progetti e integrazioni, ma è necessario un sistema esteso. Abbiamo bisogno di un masterplan, che al momento non vedo ancora”.

Non soltanto repressione, in Germania si prevede di punire chi viaggia o tenta di viaggiare con finalità terroristiche e chi in internet fa propaganda all’ISIS o ne sventola la bandiera, anche per il deputato dei verdi Irene Mihalic che chiede già da tempo “Una strategia di prevenzione nazionale coordinata” che possa impedire che i giovani scivolino nell’estremismo.

Sulla stessa linea l’esperto di terrorismo Peter R. Neumann che propone l’affiancamento delle comunità musulmane nell’educazione dei giovani per evitare che questi assumano atteggiamenti di religiosità radicale: “È l’unica azione sostanziale e durevole che possiamo fare per potere contrastare la propaganda terroristica”.