Bergamo, dal furto di dati a una fitta rete di illeciti: 21 carabinieri indagati

di redazione Blitz
Pubblicato il 29 Ottobre 2013 15:24 | Ultimo aggiornamento: 29 Ottobre 2013 15:24
Bergamo, dal furto di dati a una fitta rete di illeciti: 21 carabinieri indagati

Bergamo, dal furto di dati a una fitta rete di illeciti: 21 carabinieri indagati

BERGAMO -Da un paio di denunce per furto di dati personali, sono risaliti a un grosso giro di operazioni illecite, fatto di soldi in cambio del mancato ritiro di patente in caso di guida in stato d’ebbrezza, merce sequestrata nelle perquisizioni e poi sparita, indagini parallele per conto di mariti gelosi. Ben 77 capi di imputazione che vanno dalla corruzione alla truffa alla rivelazione di segreti d’ufficio, e 49 persone indagate, 21 delle quali sono carabinieri delle compagnie di Bergamo, Zogno e Seriate.

Tutto è cominciato da alcuni incidenti stradali: appena dimesse dall’ospedale le vittime si ritrovavano alla porta un agente assicurativo pronto ad offrire la propria consulenza. Poi una donna, rimasta ferita in un frontale tra automobili si è posta qualche domanda: “E la privacy? Come fanno le agenzie di recupero indennizzi a conoscere il mio nome e a sapere del mio incidente?” Per questo si è rivolta ai carabinieri di Seriate che, secondo l’accusa, si sono dimostrati poco collaborativi tentando di “eludere le investigazioni”.

Da questo punto scatta l’inchiesta della Procura, con tanto di intercettazioni telefoniche che svelano una fitta rete di reati e traffici illeciti. Merce sequestrata e mai denunciata, ma finita nelle tasche degli stessi militari, secondo gli investigatori. Omessa segnalazione di guidatori in stato di ebbrezza. Persino il parroco di Stabello, frazione di Zogno, è stato iscritto al registro degli indagati per sospetto favoreggiamento dopo aver chiesto i carabinieri di chiudere un occhio in alcuni casi.

Per non parlare di auto e mezzi di servizio utilizzati a scopo personale: per accompagnare in chiesa un carabiniere il giorno del suo matrimonio, per investigare oltre il lavoro d’ufficio, dietro pagamento e per conto di mariti gelosi o madri preoccupate. E così via.

L’inchiesta durata oltre quattro anni, come riportato sull’edizione milanese del quotidiano la Repubblica, è costata già la vita a due indagati che si sarebbero uccisi. Pierluigi Gambirasio, carabiniere di Zogno che avrebbe accettato duemila euro da un privato cittadino in cambio di alcune investigazioni sulla moglie, e Silvana Sonzogni, compagna del capitano Filippo Bentivogli, all’epoca capitano della compagnia di Zogno e oggi fra gli indagati.