Casalesi, sequestrati beni per 700 milioni: c’è anche un’azienda che era di Cirio

Pubblicato il 8 Aprile 2010 9:43 | Ultimo aggiornamento: 8 Aprile 2010 11:18

La Direzione Investigativa Antimafia di Caserta ha sequestrato beni per il valore di 700 milioni di euro a esponenti del clan dei Casalesi. Tra le proprietà sequestrate c’è anche un’azienda agricola che apparteneva al gruppo Cirio.

I beni sottoposti a sequestro appartengono agli eredi di Dante Passarelli, morto nel 2004 a seguito di un misterioso incidente, proprio pochi mesi prima della sentenza di primo grado del processo Spartacus in cui lo stesso Passarelli era imputato del delitto di associazione mafiosa insieme ai vertici del clan dei Casalesi.

Il patrimonio è costituito da società immobiliari ed agricole, centinaia di immobili e centinaia di terreni agricoli e altri beni.

Dante Passarelli, i cui eredi sono stati colpiti oggi da un sequestro di beni per oltre 700 milioni di euro, era un uomo di fiducia dei Casalesi: aveva col clan un rapporto stabile, si occupava del reimpiego dei capitali acquisiti illecitamente, e morì in un misterioso incidente, durante il processo ‘Spartacus’, il 4 novembre 2004. Cadde da una terrazza priva di recinzione, proprio mentre si avviava a conclusione davanti alla Corte di Assise di Santa Maria Capua Vetere il processo nei confronti dei principali esponenti del clan, nel quale era a sua volta coinvolto. La proposta di confisca della Dda di Napoli – compiuta all’alba di oggi in tre province – ha tratto origine dal provvedimento di sequestro preventivo eseguito a suo carico nel procedimento Spartacus, e si è giovata delle acquisizioni investigative e di quelle dibattimentali emerse nel corso del processo.

In particolare, la misura cautelare reale riguardava le società Ipam (che comprendeva anche uno dei più importanti zuccherifici del Paese negli anni ’90) e ‘Immobiliare Bellavistà, all’interno delle quali erano inseriti centinaia di beni immobili, tra cui appartamenti, fabbricati e terreni, oltre all’azienda agricola ‘Balzana’ (ex Cirio) dell’estensione di centinaia di ettari. La morte di Passarelli determinò, nel processo ‘Spartacus’, l’estinzione del reato e la conseguente revoca del sequestro dei beni, con l’esclusione di quelli riconducibili direttamente all’organizzazione dei ‘Casalesi’. Gli accertamenti patrimoniali effettuati dalla Dia e dai Carabinieri di Caserta hanno consentito di aggiornare il quadro economico della sua famiglia e verificare la sproporzione tra i redditi dei familiari e l’immenso patrimonio accumulato negli anni ’80 e ’90.

L’istruttoria del dibattimento ‘Spartacus’ ha fatto emergere – attraverso numerose dichiarazioni provenienti dai collaboratori di giustizia, verifiche documentali ed intercettazioni telefoniche – il rapporto che intercorreva fra Passarelli e l’organizzazione camorristica. Il ruolo di fiduciario da lui svolto determinò la Corte di assise a disporre, con la sentenza del 15 settembre 2005, la confisca di due terreni e dei due terzi del complesso agricolo ‘La Balzana’, acquistati da Passarelli nell’ambito di operazioni di investimento immobiliare compiute nell’interesse del gruppo criminale dei casalesi. ‘La Balzana’, peraltro, era stata frequentemente utilizzata dai vertici del clan come base logistica per ospitare latitanti o per spedizioni di morte nei territori circostanti.

Il sequestro disposto dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere è stato effettuato a carico della moglie Teresa De Marco Teresa, nata a Casal di Principe, e dei figli. Franco Passarelli, uno di loro, era stato destinatario, insieme a numerose altre persone, di una ordinanza di custodia cautelare, dopo essere stato ritenuto responsabile della gestione dei proventi di natura estorsiva, quale anello di congiunzione tra il clan dei Casalesi e il gruppo ‘Farina-Amoroso’.