Sparò alla moglie malata di Alzheimer, Cassazione: “No attenuanti a chi uccide per pietà”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 7 novembre 2018 18:00 | Ultimo aggiornamento: 7 novembre 2018 18:00

Sparò alla moglie malata di Alzheimer, Cassazione: “No attenuanti a chi uccide per pietà” (Foto archivio Ansa)

ROMA – Non ci sono attenuanti per chi uccide per pietà un malato. I giudici della Cassazione il 7 novembre hanno stabilito che nonostante un uomo abbiamo ucciso la moglie ricoverata allo stadio finale per Alzheimer, il suo è un omicidio volontario. In attesa che il Parlamento approvi una legge sull’eutanasia, con l’invito della Cassazione a farlo entro il prossimo settembre, i giudici hanno deciso di non creare un precedente e negato lo “sconto etico”.

Nella sentenza depositata mercoledì, i giudici hanno confermato la condanna senza “sconto etico” sottolineando che nonostante l’uomo abbia agito con “particolare valore morale”, chi uccide una persona che si trova in “condizioni di grave e irreversibile sofferenza fisica” non merita le attenuanti del caso. Una sentenza in cui affermano il principio per cui “nella attuale coscienza sociale il sentimento di compassione o di pietà è incompatibile con la condotta di soppressione della vita umana verso la quale si prova il sentimento medesimo. Non può quindi essere ritenuta di particolare valore morale – concludono gli ‘ermellini’ – la condotta di omicidio di persona che si trovi in condizioni di grave e irreversibile sofferenza”.

Per questa ragione, è stato respinto il ricorso di Vitangelo B., anziano marito di 88 anni (condannato a sei anni e sei mesi), che dopo aver assistito in casa per anni la moglie malata di Alzheimer, le aveva sparato tre colpi di pistola il primo dicembre 2007 quando, per l’ulteriore aggravamento, la donna era stata ricoverata all’ospedale di Prato. Ad avviso della Cassazione, è ritenuta “pratica di civiltà” uccidere gli animali di compagnia quando non curabili, mentre “nei confronti degli esseri umani” operano “i principi finalizzati alla solidarietà e alla tutela della salute” e del “superiore rispetto della vita umana”.