Censimento di lucciole a Bologna. E’ polemica per i carabinieri

BOLOGNA – Come si chiamano, da dove vengono, dove abitano, da quanto tempo si prostituiscono e, anche, quanto guadagnano. Sono le domande di un modulo operativo, una sorta di questionario distribuito negli scorsi mesi alle 'lucciole' sui viali di Bologna da parte dei carabinieri.

Il 'censimento' pero' fa discutere: ''Si tratta – sottolinea il Comitato per i diritti civili delle prostitute onlus, su quotidiani locali – di un abuso. Una schedatura, una violazione della legge Merlin''. Ma il comandante provinciale dell'Arma, colonnello Alfonso Manzo, difende l'iniziativa avviata alla fine dell'estate: ''Riteniamo di fare un'attivita' soprattutto a tutela delle donne che sono sulla strada''.

Ragazze, in maggioranza romene (lo e' il 95% delle 72 'abituali' rilevate sui marciapiedi dei viali di circonvallazione che abbracciano il centro), ''che vengono sfruttate – ha ricordato Manzo – da professionisti e purtroppo vivono in condizioni di degrado, spesso in alloggi non idonei e in nero. Con un fattore speculativo anche da parte di qualcuno dei residenti''.

Secondo le associazioni a non essere rispettato e' l'articolo 7 della 'Merlin': ''le autorita' di pubblica sicurezza, sanitarie e qualsiasi altra autorita' amministrativa non possono procedere ad alcuna forma diretta o indiretta di registrazione, neanche mediante rilascio di tessere sanitarie, di donne che esercitano o siano sospettate di esercitare la prostituzione, ne' obbligarle a presentarsi periodicamente nei loro uffici''.

Per il comando ''tutto e' fatto nel rispetto della legge. Non e' un questionario, ne' una schedatura. E' un modulo per capire chi sono le prostitute, in che condizioni vivono, se pagano affitti regolari. I dati verranno girati all'Agenzia delle entrate per le verifiche fiscali''. Con il consenso delle prostitute, sono stati fatti anche alcuni controlli nelle case, ''spesso – sottolinea l'Arma – bugigattoli fatiscenti''.

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