Chiudono i centri anti-violenza, niente assistenza per le donne

Pubblicato il 22 Luglio 2011 15:05 | Ultimo aggiornamento: 22 Luglio 2011 15:05

ROMA – Sempre meno assistenza per le donne, chiudono i Centri Antiviolenza sparsi in Italia: troppi i debiti, molti i tagli. Sono spariti i  18 milioni di euro previsti dalla precedente finanziaria per sostenere i progetti contro la violenza di genere?

Alessandra Bagnara, presidente di D. i. Re, 1 Donne in rete contro la violenza Onlus, lo spiega a Repubblica:  “Il denaro – spiega – doveva essere redistribuito sul territorio nazionale e gestito dal ministero”. Simona Lanzoni, Responsabile Progetti per la Fondazione Pangea Onlus 2, aggiunge: “I soldi erano stati stanziati dal governo Prodi. Poi, la Carfagna, su suggerimento di Tremonti, li ha spostati. Dove non si sa. L’unica cosa certa è che tre di quei 18 milioni sono finiti sull’edilizia, a favore della ricostruzione de l’Aquila”.

Bagnara snocciola la lista delle città più a rischio:  “A Messina le feste e le sottoscrizioni non bastano più a colmare un sistema in cui gli enti locali sono ormai bloccati e non finanziano più niente a nessuno, e dove le donne violentate e maltrattate vengono considerate secondarie rispetto a altri problemi presenti nel territorio”. Poi c’è Belluno “dove non esiste una legge per i centri antiviolenza e dove anche la casa rifugio è stata chiusa e dove i progetti per i bambini vengono finanziati da privati”. Catania, “dove ormai si vive alla giornata, in quanto gli enti locali fanno finta di non riconoscere il problema, e dove già nel 2007 è stata chiusa la casa rifugio”. Roma, “dove il centro Lisa non ha più i soldi per pagare l’affitto ed è sotto sfratto perché l’Ater non riconosce lo scopo sociale della Onlus e quindi non dà la possibilità di riduzione del canone malgrado la tipologia di lavoro che viene svolta”. A seguire Gorizia e Cosenza.