Coronavirus, via libera ai tamponi rapidi: lo dice una circolare del ministero della Salute

di redazione Blitz
Pubblicato il 3 Aprile 2020 20:13 | Ultimo aggiornamento: 3 Aprile 2020 20:13
Coronavirus, via libera ai tamponi rapidi: lo dice una circolare del ministero della Salute

Coronavirus, via libera ai tamponi rapidi: lo dice una circolare del ministero della Salute (Foto archivio Ansa)

ROMA  –  Via libera dal ministero della Salute ai test molecolari veloci, ovvero i tamponi rapidi, basati sulla rilevazione dei geni virali nelle secrezioni respiratorie. Questi permetterebbero di ottenere risultati in tempi brevi.

Lo stabilisce una nuova circolare in cui si indicano anche i criteri di priorità per l’esecuzione, a partire da pazienti ospedalizzati, operatori sanitari esposti a maggior rischio, soggetti fragili e soggetti con infezione respiratoria ricoverati nelle Rsa.  

La circolare era stata anticipata questa mattina da Silvio Brusaferro, presidente dell’Istituto superiore di sanità, che aveva sottolineato: “Serve intercettare i casi sul territorio”.

“​Nelle aree in cui vi è ancora una limitata trasmissione di SARS-CoV-2, se si dispone di risorse sufficienti”, si raccomanda di “effettuare test diagnostici in tutti i pazienti con infezione respiratoria”, prevede la nuova circolare del ministero della Salute sui test diagnostici.

Mentre nelle aree a più diffusa trasmissione, in caso di sovraccarico si deve dare la priorità del test a pazienti ospedalizzati con infezione acuta respiratoria grave (SARI); ​tutti i casi di infezione respiratoria acuta ospedalizzati o ricoverati nelle residenze sanitarie assistenziali e nelle altre strutture di lunga degenza; ​operatori sanitari esposti a maggior rischio; ​operatori dei servizi pubblici essenziali sintomatici, anche affetti da lieve sintomatologia per decidere l’eventuale sospensione dal lavoro; operatori, anche asintomatici, delle RSA e altre strutture residenziali per anziani; persone a rischio di sviluppare una forma severa della malattia e fragili, come persone anziane con comorbidità; ​primi individui sintomatici all’interno di comunità chiuse per identificare rapidamente i focolai e garantire misure di contenimento.  (Fonti: Agi, Ansa)