Diabolik, funerali privati per l’ultras. Questore: “Gravi rischi per la sicurezza pubblica”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 9 Agosto 2019 20:04 | Ultimo aggiornamento: 9 Agosto 2019 21:05
Diabolik, ultras Lazio ucciso

Fabrizio Piscitelli, noto come Diabolik, ultras della Lazio ucciso (Foto archivio ANSA)

ROMA – I funerali di Fabrizio Piscitelli, noto come Diabolik nel mondo degli ultras della Lazio, saranno celebrati in forma strettamente privata. Questa la decisione del questore di Roma, che teme gravi pregiudizi per l’ordine e la sicurezza pubblica. Il timore nasce dal fatto che Diabolik era un “esponente di rilievo” della tifoseria della Lazio, “fondatore” del gruppo degli Irriducibili.

Per il questore della capitale, Carmine Esposito, infatti, “il rito funebre celebrato in forma pubblica, con grande risalto mediatico, potrebbe determinare gravi pregiudizi per l’ordine e la sicurezza pubblica”. Intanto sul fronte delle indagini potrebbero arrivare dai tre telefoni cellulari che aveva con se Piscitelli il pomeriggio in cui è stato ucciso con un colpo alla nuca in un parco di Roma, elementi determinanti per indirizzare una ipotesi investigativa piuttosto che un’altra.

E’ la speranza, l’obiettivo degli investigatori che sono al lavoro su tre smartphone per cercare di ricostruire le ore precedenti all’omicidio. Tra i contatti, nelle chat, potrebbe infatti esserci il nome della persona che diede appuntamento a Diabolik. Un accordo per vedersi nel tardo pomeriggio del 7 agosto alla panchina del parco degli Acquedotti, poi rivelatosi una trappola per l’ex storico capo ultras della Lazio.

“Era una figura centrale nell’attività di spaccio di cocaina su larga scala a Roma”, ribadiscono i magistrati della Direzione distrettuale antimafia di piazzale Clodio parlando di Piscitelli che risultava iscritto nel registro degli indagati in una indagine sul traffico di sostanze stupefacenti. Accordi che Piscitelli aveva allacciato da anni con vari gruppi criminali che volevano espandere l’attività di spaccio soprattutto nell’area Nord della Capitale.

Gruppi organizzati che fanno capo alla camorra, col boss Michele Senese ma anche agli albanesi, così come compare nelle carte di Mafia Capitale relativamente alla “Batteria di Ponte Milvio”, di cui, secondo gli inquirenti, Piscitelli era punto di riferimento.

Anche il 9 agosto sono proseguite le audizioni di testimoni. Tra le persone ascoltate anche la moglie e la sorella di “Diabo”. Al momento però dalla cerchia dei familiari e amici più stretti non sarebbe arrivato alcun elemento utile alle indagini. “Piscitelli a detta dei testimoni non ha ricevuto alcuna minaccia di morte”, aggiungono gli inquirenti e questo sarebbe avvalorato dal fatto che non ultimi giorni Diabolik non ha mutato le sue abitudini.

Ascoltato più volte dagli uomini della Squadra mobile il cittadino cubano che da circa dieci giorni accompagnava Piscitelli come autista. Diabolik non poteva guidare l’auto perché sottoposto in passato a misura di prevenzione. L’uomo ha fornito una ricostruzione di quanto avvenuto.

Secondo quanto accertato il killer, in tenuta da runner per non dare nell’occhio, ha compiuto una azione da “professionista”. Il colpo di pistola alla nuca, l’unico esploso, è stato sparato a bruciapelo: una azione fulminea messa in atto in pochi instanti prima di far perdere le proprie tracce a piedi, di corsa, forse verso qualcuno che lo stava attendendo in moto. (Fonte ANSA)