Droga, stipendi da capogiro: dalla camorra cento euro per le casalinghe custodi

di Roberta Casa*
Pubblicato il 22 Aprile 2010 17:54 | Ultimo aggiornamento: 22 Aprile 2010 17:54

Non soltanto organizzazione dalle gerarchie criminali. La camorra ancora una volta si impone in quanto sistema anti-Stato, che in alcune zone dell’interland napoletano offre lavoro e sostentamento a coloro che non ricevono benefici statali, né sentono la presenza delle istituzioni italiane. Tra Secondigliano e Scampia i clan camorristici si impongono come vera e propria alternativa, in grado di assoldare intere famiglie che, grazie a piccole collaborazioni con la criminalità organizzata, riescono a procurarsi il denaro necessario a “tirare avanti”.

Al soldo del clan perfino le casalinghe. In cambio di cento euro le donne si trasformano in custodi della droga per poche ore, al massimo un’intera notte, al termine della quale lo spacciatore di turno provvederà al ritiro dello stupefacente, per poi spacciare nell’androne del palazzo. È quanto emerge dalle dichiarazioni dei pentiti arrestati dopo un’inchiesta che, nel maggio scorso, portò ad oltre settanta arresti. Nell’ultimo anno sono stati più di duecento gli affiliati dei clan che si contendono i mercati illegali di droga e prostituzione finiti in carcere.

E, dalle dichiarazioni raccolte dalla polizia, emerge che in queste zone il consenso è comprato con il denaro. Poche le estorsioni ai danni dei residenti: meglio affiliare, e remunerare con pochi spiccioli famiglie indigenti, piuttosto che creare nuovi nemici contro cui combattere. Il traffico di droga ha bisogno di avere il consenso tacito di chi ogni giorno vede tutto, conosce, ma decide di rimanere in silenzio.

Dalle indagini emerge il tariffario del clan degli scissionisti, subentrati ai Di Lauro nella gestione del malaffare. Cento euro alla settimana per i custodi della droga, qualcosa in più per le sentinelle che presidiano le piazze di spaccio, pronte a dare il segnale di fuga agli spacciatori in caso di presenza di forze dell’ordine. E più la fedeltà dimostrata al clan e il pericolo corso crescono, più le remunerazioni sono alte: gli affiliati riescono a guadagnare anche quattromila euro al mese, un capozona almeno settemila euro. Per i killer, addirittura tredicesima e bonus. Cifre da capogiro, che pochi lavoratori riescono a portare a casa.

Tra i collaboratori di giustizia anche Andrea Parolisi, ex affiliato e cassiere di un sottogruppo del clan: “Percepivo uno stipendio di quattromila euro mensili, anche se in talune occasioni avevo dei regali. Ad esempio, agli inizi dell’agosto 2006 ebbi da Cesare Pagano 30mila euro. Custodii una somma di un milione e trecentomila euro per un tempo limitato ossia dalle otto della sera sino alle 11 del mattino successivo”. Secondo Parolisi, con i traffici di droga entra nelle casse del clan oltre un milione di euro ogni mese, una cifra da capogiro che i boss riescono facilmente ad incassare.

*Scuola di Giornalismo Luiss