Equitalia, cartella a bimbo di 7 anni: deve pagare 257 euro

di Redazione Blitz
Pubblicato il 6 Dicembre 2015 6:00 | Ultimo aggiornamento: 5 Dicembre 2015 22:44
Equitalia, cartella a bimbo di 7 anni: deve pagare 257 euro

Equitalia, cartella a bimbo di 7 anni: deve pagare 257 euro

NAPOLI – Una cartella Equitalia da 257,94 euro è stata recapitata ad un bimbo di appena 7 anni. Il piccolo Emanuele ha dovuto mostrare la sua carta di identità e ritirare la raccomandata alla posta in cui Equitalia Sud Spa chiede alla famiglia la restituzione dei soldi di alcune spese sanitarie per cui fu usata un’autocertificazione non valida. La scena ha destato l’ilarità alla posta di Quarto, in provincia di Napoli, e così chi era presente ha deciso di giocare al lotto i numeri: da quello delle tasse a quello del bambino.

Pasquale Guardascione sul Mattino scrive che la cartella contestata risale al 2011, quando il bimbo aveva appena 3 anni, e che l’invio al piccolo come destinatario sia il frutto di un errore:

“La notizia ha fatto in poche ore il giro di Quarto e i più fantasiosi sono andati a giocarsi i numeri: tasse, bambino, meraviglia, ognuno ha attribuito i numeri secondo la cabala. Nel frattempo i genitori hanno aperto la busta in cui era scritto che «a seguito delle risultanze dei controlli effettuati per l’anno 2011 sui soggetti che hanno goduto, per autocertificazione, dell’esenzione della quota di partecipazione alla spesa sanitaria, si è riscontrata l’insussistenza dei requisiti necessari per usufruire di tale beneficio». Ente creditore l’Asl Napoli 2 Nord, la richiesta 257,94 euro. All’epoca Emanuele aveva solo tre anni.

L’Asl spiega che «l’invio della richiesta di pagamento al bambino invece che ai genitori è frutto di un errore commesso nel 2011 da chi ha firmato l’autocertificazione – si legge nella nota -. In quel documento, infatti, il nome del bambino venne riportato anche nello spazio riservato a quello del nominativo di chi nel nucleo familiare effettuò la dichiarazione dei redditi nel 2010. L’impiegato che ricevette l’autocertificazione non poteva e né doveva controllare il contenuto della dichiarazione. Le verifiche del Ministero dell’Economia hanno poi evidenziato che quell’autocertificazione riportava un reddito inferiore a quello percepito dalla famiglia. Perciò un anno fa l’Asl, attraverso Equitalia, aveva inviato una prima richiesta di pagamento dei ticket non pagati alla persona che aveva compilato l’autocertificazione. A novembre, invece, a causa del mancato pagamento, la stessa comunicazione è stata inviata anche a colui che aveva fatto la dichiarazione dei redditi nella famiglia del bambino. Su quel nominativo non viene fatto un controllo di età perché è implicito che chi fa la dichiarazione dei redditi è maggiorenne»”.