Forlì, bambina di Chernobyl violentata e truffata per anni da una coppia italiana

di redazione Blitz
Pubblicato il 8 marzo 2018 8:13 | Ultimo aggiornamento: 8 marzo 2018 14:05
Una bambina di Chernobyl è stata violentata e truffata per anni da una coppia italiana

La centrale nucleare di Chernobyl (Foto Ansa)

FORLI’-CESENA – Da dodici anni, tutte le estati, ospitavano una bambina bielorussa vittima delle radiazioni dell‘incidente nucleare di Chernobyl. Ma non era un’opera di carità: in tutti questi anni, infatti, la coppia di Forlì ha maltrattato e violentato quella bambina, che oggi è una ragazza di 22 anni, e si è anche appropriata dei 2,1 milioni che a questa erano stati dati come risarcimento quando, a 18 anni, era rimasta invalida all’80% in seguito ad un incidente in bicicletta.

I due, un uomo e una donna di 71 e 59 anni di Castrocaro Terme (Forlì), sono stati arrestati dalla polizia. Sono accusati dei reati di maltrattamenti, truffa, circonvenzione di incapace e violenza sessuale. Anche la figlia della donna, una giovane di 24 anni, è stata denunciata a piede libero per circonvenzione di incapace.

Secondo l’accusa, i coniugi avrebbero commesso le violenze nei confronti della ragazza che oggi ha 22 anni e che fin dall’età di dieci anni era stata loro ospite nell’ambito del progetto di accoglienza bambini vittime delle radiazioni prodotte dalla centrale nucleare esplosa nell‘incidente del 1986.

Nel 2014, poi, quando la ragazza era rimasta vittima di un grave incidente stradale e l’ente assicurativo le aveva liquidato un risarcimento di 2 milioni e 120mila euro, sarebbe scattato il piano della coppia: i due si sarebbero appropriati dell’intera somma senza aver alcun titolo giuridico, controllando ogni aspetto della vita della ragazza. Con quei soldi, secondo l’accusa, avrebbero acquistato due ville a Castrocaro e Cles, in Trentino, zona di origine della donna, oltre ad auto e ad altri beni ora sequestrati.

La vicenda è venuta fuori grazie ad un bigliettino lasciato, lo scorso ottobre, dalla ragazza all’assistente sociale che la seguiva. Poco prima la giovane aveva confidato alla “madre adottiva” le violenze subite dal compagno di lei e per questo era stata cacciata di casa e confinata in un monolocale inadatto alle sue condizioni fisiche.