Schettino ammette: “Ho ritardato i soccorsi, non sapevo se affondavamo”

Pubblicato il 22 Gennaio 2012 10:25 | Ultimo aggiornamento: 22 Gennaio 2012 13:37

ISOLA DEL GIGLIO – Il comandante della Costa Concordia, Francesco Schettino, durante l’interrogatorio di garanzia è stato costretto a riconoscere di aver ritardato l’allarme, un errore che ha avuto conseguenze tragiche provocando la morte di numerosi passeggeri e membri dell’equipaggio. E così ha provato a giustificarsi: “Prima di dare l’emergenza dobbiamo essere sicuri, perché non voglio rimanere con i passeggeri in acqua, né creare panico che la gente mi muore per nulla. Poi… Il sistema di registro dei dati era rotto”.

Schettino prova a spiegare perché ha dato l’allarme solo un’ora dopo dell’impatto con lo scoglio al Giglio: “Le operazioni sono avvenute dopo che io ho avuto le informazioni che la nave non avesse più ossequiato la caratteristica nautica che è la galleggiabilità. Perché non è che io posso avere un blackout e dico andiamocene tutti. Dove li mando questi qua? Un comandante deve stabilire i tempi. Perché se c’è un comandante che mette tutti i passeggeri in mare e la nave poi rimane a galla che facciamo?”. Gli contestano come in realtà i suoi sottufficiali lo avessero informato che “i sei generatori erano allagati”. Lui spiega di aver chiesto “di vedere sul piano di ordinate quanto è questo benedetto squarcio”, ma evidentemente neanche questo è stato sufficiente per ordinare l’evacuazione. “Ho dato l’allarme di emergenza quando ero convinto di non dovere più tornare indietro e che lo dovevo dare per forza. Perché questa è la verità”.

In quel momento alcuni passeggeri avevano già indossato i giubbotti salvagente, “l’ufficiale in seconda mi aveva detto che alcuni stavano già andando sulle lance”. Schettino continuava a minimizzare la portata di quanto stava accadendo con la Capitaneria di porto, che nel frattempo era stata allertata dai carabinieri contattati da alcuni clienti che erano a bordo. La difesa di Schettino prosegue: “Io ho detto abbiamo un blackout, ma ho anche avvisato che avevamo avuto un contatto col fondo”. Il pubblico ministero lo smentisce. Lui prova a insistere: “Nel momento in cui ho il blackout la nave non è più governabile, la cosa va da sé. Il fatto del discorso del contatto col fondo io l’ho detto! Non so, se non risulta per favore ditemelo!”. Non risulta e alla fine è costretto ad ammettere di non aver neanche avvisato la Capitaneria “perché nel momento in cui succede qualcosa e una persona sta lavorando…”.