Vieste (Foggia): sulla scomparsa dei fratelli Piscopo la mano della lupara bianca

Pubblicato il 23 novembre 2010 19:16 | Ultimo aggiornamento: 23 novembre 2010 19:17

E’ un caso di lupara bianca la scomparsa dei due fratelli,  imprenditori del settore turistico di Vieste (Foggia), scomparsi da giovedì pomeriggio quando si sono allontanati dalle loro abitazioni per andare a raccogliere le olive in un fondo in località  Montincello, alla periferia del paese. A denunciare la scomparsa di Giovanni e Martino Piscopo, di 51 e 45 anni, è stato l’altro fratello, Giuseppe, preoccupato per l’assenza, a suo parere ingiustificata. Nel fondo dove i due imprenditori si erano recati per la raccolta delle olive, Giuseppe ha ritrovato il loro motocarro con i finestrini aperti.

Che la misteriosa sparizione dei fratelli Piscopo a Vieste sia un caso di lupara bianca sul Gargano, è quasi certo. Gli indizi non dicono nulla di rasserenante per la loro famiglia. Ma quel che è certo, è che i due non si sono allontanati volontariamente. Il mezzo su cui viaggiavano i due ha subito certamente danni. In un primo momento si pensava che i fratelli avessero avuto un incidente, viste le numerose ammaccature. Poi è spuntata la testimonianza di un carrozziere di Vieste, che ha confermato che quei danni subiti dall’autocarro erano di vecchia data, visto che i Piscopo erano suoi clienti.

Ma c’è qualcosa che pare confermare la tesi dello speronamento: a circa 200 metri dal luogo del ritrovamento del mezzo dei fratelli, infatti, è stata rinvenuta la carcassa bruciata di un’Audi A3, che potrebbe essere stata utilizzata per avvicinare l’autocarro e speronarlo: questa tesi è confermata dalla presenza sul terreno di alcuni pezzi del mezzo dei fratelli, a poca distanza dall’Audi. Forse qualcuno li ha raggiunti, poi speronati, costretti a bloccarsi e infine caricati in una seconda auto, dopo aver bruciato la prima. Ai carabinieri, che indagano sull’accaduto, si è aggiunto il corpo forestale che, grazie all’ausilio di un elicottero, sta sorvolando la zona della Foresta Umbra alla ricerca di tracce.

I fratelli Piscopo vengono descritti come due grandi lavoratori, precisi e amanti della legalità, tanto da aver denunciato più di una volta episodi di abusivismo nella terra in cui vivono. Circa tre anni fa Giovanni aveva anche fatto arrestare degli scafisti albanesi che traghettavano clandestinamente immigrati albanesi nella baia di Sfinale, poco distante da dove sorge il suo villaggio, il “Centro Vacanze Sfinalicchio”.

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Potrebbe essere, insieme a Martino, il testimone scomodo di qualcosa di illecito, essersi creato nemici, magari inconsapevolmente e aver pagato per qualcosa che forse non ha fatto. Il pm antimafia Giuseppe Scelsi, di turno alla Dda di Bari quel giorno, è in contatto con la pm di Foggia, ma non è stato ancora aperto un fascicolo sul caso.

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