Gotti Tedeschi: “Mai pensato a un complotto masso-pluto-giudaico”

Pubblicato il 14 Giugno 2012 19:19 | Ultimo aggiornamento: 14 Giugno 2012 20:00

ROMA, 14 GIU – ”Si smentisce categoricamente che il professor Ettore Gotti Tedeschi possa aver mai dichiarato o anche solo pensato che all’origine della sua estromissione dallo Ior vi sia stato un complotto masso-pluto-giudaico”. E’ quanto fa sapere il legale del banchiere, avvocato Fabio Palazzo, a seguito di un articolo de ”Il Mondo”, anticipato dal sito ilmondo.it.

”Affermazioni di questo tipo sono totalmente estranee alla storia e alla persona di Gotti Tedeschi – aggiunge l’avvocato – Attribuire tale pensiero a Ettore Gotti Tedeschi, che ha sempre avuto stima e mantenuto ottimi rapporti con la comunita’ ebraica, appare fuori da ogni logica, oltre che gravemente lesivo della sua immagine. Per tale ragione si sta valutando anche l’opportunita’ di adire le vie legali”.

Il settimanale economico scrive che ”ci sarebbe stato un complotto masso-pluto-giudaico alle origini del licenziamento di Ettore Gotti Tedeschi dallo Ior” e riferisce di una missiva dell’ex presidente dello Ior al segretario di Stato vaticano card. Tarcisio Bertone in cui ”Gotti indica i nomi di alcuni congiurati – si legge on line -. Per esempio, il notaio torinese Antonio Maria Marocco, l’avvocato americano Jeffrey Lena, che ancora oggi si occupa dell’accreditamento della banca vaticana nella white list europea. E un giovane e brillante avvocato dello studio Grande Stevens di Torino, Michele Briamonte”. Ma attraverso il suo legale, Gotti Tedeschi ”smentisce l’esistenza di una lettera al card. Bertone nella quale si parli di complotto masso-pluto-giudaico di cui avrebbero fatto parte le persone citate nell’articolo del Mondo”.

Il settimanale riferisce anche circostanze del 2006 relative alla banca spagnola Santander – controllata dalla famiglia Botin -, all’allora Istituto bancario San Paolo di Torino e ai tentativi del Santander di entrare in San Paolo. E afferma che Botin chiese a Gotti Tedeschi, all’epoca rappresentante del Santander in Italia e consigliere San Paolo, ”di organizzare un vertice con Franzo Grande Stevens”, che era ”presidente della Compagnia di San Paolo, primo azionista del San Paolo”.

Un incontro che sarebbe avvenuto a Ginevra e che non sarebbe andato a buon fine per il Santander. Gotti Tedeschi, sempre tramite il suo avvocato, respinge questa ricostruzione: ”Smentisco – fa sapere – che sia mai accaduto il fatto di cui si parla nell’articolo de Il Mondo”.