Gradisca, autopsia migrante esclude morte per percosse. Inventata accusa a poliziotti

di redazione Blitz
Pubblicato il 28 Gennaio 2020 10:59 | Ultimo aggiornamento: 28 Gennaio 2020 11:08
Gradisca, autopsia migrante esclude morte per percosse. Inventata accusa a poliziotti

L’autopsia sul migrante deceduto nel Cpr di Gradisca (nella foto Ansa), esclude la morte per percosse

GORIZIA – Non sarebbe morto per le percosse Vakhtang Enukidze, il migrante georgiano di 38 anni detenuto nel Centro per il rimpatrio di Gradisca d’Isonzo e deceduto in ospedale giorni fa. E’ quanto risulta da un primo macroscopico esame autoptico condotto sul corpo dell’uomo.

Non è ancora il risultato definitivo, spiega all’Ansa Lorenzo Cociani, medico legale del Garante dei detenuti, pur precisando che “per avere un quadro completo degli esami occorrerà attendere l’esito degli esami tossicologici e istologici”. Parla tuttavia di una “buona notizia”, che segue “varie boutades che sono state quanto meno inopportune”.

L’avvocato Riccardo Cattarini, il legale che rappresenta il Garante, aggiunge che “la morte è stata imputata a un edema polmonare, si tratta di capire cosa l’abbia provocato. Ma non ci sono segni evidenti di percosse”. Dunque, ha aggiunto, “non ci siamo opposti alla sepoltura”. Inutile “sollecitare ulteriori approfondimenti”.

Sarebbero dunque infondate le accuse ai poliziotti e le ipotesi di un nuovo caso Cucchi, come paventato dal deputato dei Radicali Riccardo Magi. Accuse che avevano fatto indignare anche il Capo della Polizia, Franco Gabrielli che aveva parlato di “parallelismi a dir poco arditi” e “offensivi”. Sul caso la Procura di Gorizia ha aperto un fascicolo in via cautelativa per il reato di omicidio volontario contro ignoti. 

I primi esiti dell’autopsia placano ora le polemiche dei giorni scorsi su un presunto pestaggio da parte dei poliziotti e rende più sfumata l’immagine di un Cpr simile a un luogo di punizione, anche se il procuratore di Gorizia, Massimo Lia, invita alla “prudenza”. “Non escludiamo al cento per cento cause di tipo violento”, ha detto. A suo avviso, la “situazione è complessa e va esaminata alla luce di tutte le risultanze, anche testimoniali, visive e documentali”. Dunque, “le indagini proseguiranno: è presto per dare un’indicazione precisa e univoca”.

Analoga prudenza dallo stesso Garante nazionale delle persone private della Libertà, Mauro Palma, giunto nei giorni scorsi a Gradisca per verificare la vicenda di persona: “Il non emergere, stando alle prime valutazioni, di elementi indicativi di un pestaggio come causa principale della morte non diminuisce l’assoluta volontà di fare piena luce su eventuali comportamenti lesivi della sua integrità fisica nel periodo in cui è stato privato della libertà da parte dell’autorità pubblica. Non deve esserci spazio per nessun sospetto di omertà o di impunità”.

I sindacati di polizia Sap e Siulp parlano invece di “strumentali accuse nei confronti dei colleghi”, riconoscendo tuttavia che “i centri per il rimpatrio sono vere e proprie bombe ad orologeria in cui gli agenti addetti alla vigilanza sono esposti a rischi enormi”. Il Siulp si spinge a chiedere le scuse per gli agenti, specie da parte di chi ha parlato di “un nuovo caso Cucchi”. Lo stesso fa l’assessore alla Sicurezza del Friuli Venezia Giulia, Pierpaolo Roberti, incalzando: “Se la Polizia difenderà la propria immagine in sede giudiziaria, la Regione valuterà la costituzione di parte civile”.

Sostegno alle forze dell’ordine lo esprime anche la portavoce M5S alla Camera Sabrina De Carlo, da sempre impegnata nel fenomeno migratorio. “C’è stato purtroppo chi ha voluto fare una forzata narrazione dell’accaduto, strumentalizzando una gravissima vicenda”. Invita alla cautela la parlamentare Pd Debora Serracchiani: “Il lavoro della magistratura va rispettato dall’inizio alla fine e non va strattonato in un senso o nell’altro: tutti dovrebbero chiedere che si faccia luce rapidamente, non che la verità confermi posizioni politiche o d’altra natura”. 

Fonte: Ansa