Padova. Fonda gruppo su Facebook “Bruciamo gli immigrati”, poi si pente e chiede scusa al sindaco

di Marco Cicala*
Pubblicato il 20 Aprile 2010 - 20:29 OLTRE 6 MESI FA

Un altro episodio di razzismo in Veneto, un’altra brutta storia di inciviltà mitigata parzialmente da scuse tardive ma non scontate. Ancora una volta è Facebook il megafono della vergogna. Viaggia spesso su internet l’odio verso lo straniero, tra le pagine del social network più famoso del mondo.

Questa volta il protagonista è Marco Zenere, giovane ventiduenne di Grantorto, piccolo centro in provincia di Padova. I gruppi da lui fondati su Facebook («Grantorto 24 ore di fuoco libero con gli extra disarmati… Chi ci sta?» e «Quelli che girando per Grantorto si chiedono: ma siamo a Kabul?») hanno suscitato grande sdegno e disapprovazione.

E’ stato un quarantacinquenne compaesano del ragazzo a lanciare l’allarme attraverso una lettera al Mattino di Padova, facendo luce su un episodio che rischiava di rimanere nell’ombra. Dura la reazione dei concittadini di Zenere, che hanno costretto quest’ultimo a rimuovere i gruppi e a chiedere scusa al sindaco di Grantorto: “Marco è venuto da me – ha spiegato il primo cittadino – è stata una visita che non mi aspettavo. Lo conosco bene e ho molto gradito sia venuto a chiedere scusa. Mi ha confermato di non avere nulla contro gli extracomunitari, le sue intenzioni non erano cattive. E’ di Grantorto, è un ragazzo a posto, che lavora, bravo, fa l’elettricista”.

E’ lo stesso Zenere poi a tentare di giustificarsi: “Mi assumo le mie responsabilità – spiega Marco – Ho provveduto a rimuovere i due gruppi e non mi ritengo razzista. Ho sbagliato, non voglio che nessun giovane creda che quello che ho scritto siano effettivamente cose che penso”. Ma perchè una provocazione del genere? “Sono gruppi nati più di un anno fa, quando Facebook, almeno per me, era agli inizi – continua il ventiduenne – Sono rimasti, ma non mi ricordavo neanche più di averli creati”.

Fino a qualche giorno fa: “Molte persone hanno iniziato a chiamarmi, avevano letto il giornale, così insieme ad un amico ho pensato bene di cancellarli dal social network. Sono poi andato a casa del sindaco e mi sono sentito in dovere di chiedere scusa di quanto avevo fatto. Mi ritengo una persona conosciuta e rispettata”. Un gesto doveroso e apprezzato, per tentare di pulire la coscienza. Ma la macchia resta.

*Scuola di Giornalismo Luiss