Mantova, un anno di molestie via sms: sindaco Mattia Palazzi indagato

di Redazione Blitz
Pubblicato il 26 novembre 2017 8:19 | Ultimo aggiornamento: 26 novembre 2017 8:19
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Mattia Palazzi, il sindaco di Mantova

MANTOVA – I messaggi allusivi, e di pressione per ottenere favori sessuali, che il sindaco di Mantova Mattia Palazzi ha indirizzato alla vice presidente di un’associazione culturale della cittadina lombarda, sono andati avanti per un anno, fino a pochi giorni fa. Per questo la procura ha indagato il primo cittadino per tentata concussione continuata.

 

Ad affermarlo in un comunicato diffuso nel tardo pomeriggio di sabato 25 novembre è il procuratore capo di Mantova Manuela Fasolato. “Nel rispetto della normativa vigente in ordine al segreto istruttorio e alle garanzie della difesa – scrive il magistrato – l’ipotesi di reato nei confronti del sindaco di Mantova è quella di cui agli articoli 56, 81 e 317 del codice penale in Mantova dal novembre 2016 al novembre 2017”.

Il procuratore ricorda che “su autonoma iniziativa di questo ufficio” è già stato fissato l’interrogatorio per il 28 novembre, a cui parteciperà anche il sostituto procuratore che sta seguendo l’inchiesta. Nel corso dell’interrogatorio saranno resi noti gli elementi di prova esistenti e l’indagato sarà invitato ad esporre quanto ritiene utile per la sua difesa.

Gli sms su WhatsApp

Alcuni degli sms via WhatsApp sono decisamente spinti. “Staresti bene messa a …, sei una birichina”. “Ricordati che le cose non vanno avanti senza il benestare del sindaco, attieniti alle regole”. “Vieni qui che ti…”.

La donna confida tutto alla sua capa, facendole vedere i messaggi più sorprendenti. “All’inizio sorridevo e dicevo “ma guarda tu cosa scrive il sindaco” — racconta ora la presidente dell’associazione, che peraltro si occupa di bambini e di donne —. Perché io penso che ci stia anche un’avance fra un uomo e una donna, ma non ci sta quando l’uomo usa il suo potere e ci sta ancora meno quando di mezzo c’è un’associazione che vive di ideali. E quindi ho iniziato a farle pressioni perché lo denunciasse. Ma lei non voleva, non l’ha mai voluto. A un certo punto mi sono confrontata con chi ne sapeva più di me che mi ha fatto capire la gravità della cosa… poi, non so come, è scattata la querela. Ma mi sono pentita di non averla fatta io”.

La difesa del Sindaco

Mattia Palazzi, 39 anni, governa la città dal 2015 dopo aver lavorato molto “per il sociale” come sottolineava lui stesso in campagna elettorale. “Nessun rapporto sessuale, nessuna richiesta in tal senso, nessuno scambio di favori e nessun abuso del mio ruolo di sindaco. Né con questa donna né mai”. Sostiene di essere sconvolto dalla vicenda e di poter chiarire tutto.

Dal suo punto di vista sarebbe tutto un grande equivoco, una strumentalizzazione politica, un’interpretazione sbagliata delle conversazioni e questo emergerebbe anche dalle chat lette nella loro interezza che farà vedere al pm. Fra i tanti paradossi di questa storia, nella quale qualcuno pensa che dietro l’indagine ci sia dell’altro, anche la reazione della vittima che, assistita dall’avvocato Davide Pini, è scesa in campo a proteggere il suo “concussore”: “La mandante non sono io. Io sono stata usata da chi vuole distruggere Mattia”. E parla di avversari politici: “Ma se diranno falsità, io lo difenderò”.

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