Marò innocenti, lo dice un perito indiano. E i testimoni…

di Redazione Blitz
Pubblicato il 11 Settembre 2015 20:27 | Ultimo aggiornamento: 11 Settembre 2015 21:05
Marò, perizia dice: non proiettili loro. E i testimoni...

Marò, perizia dice: non proiettili loro. E i testimoni…

ROMA – L’India spedisce al Tribunale militare di Amburgo una perizia da cui emerge che i proiettili che hanno ucciso i pescatori indiani non sono compatibili con quelli in dotazione ai due marò, Salvatore Girone e Massimiliano Latorre, che la stessa India accusa dell’omicidio. Eppure, a dire che quei proiettili non solo i loro e quindi ad uccidere i pescatori non possono essere stati i marò, è proprio l’India. E ovviamente monta il caso.

Nella serata di venerdì 11 settembre da La Repubblica arriva una spiegazione, almeno parziale, a quanto accaduto. Quella perizia sarebbe una prima perizia, vecchia, e poi smentita da successive verifiche fatte anche alla presenza dei carabinieri italiani, in cui invece i proiettili risultano compatibili.

Ma perché e come è potuto accadere un errore così grossolano? Un errore con cui di fatto l’India rischia di ledere i suoi stessi interessi? Al momento non si sa. Si sa invece che la questione perizia non è l’unica cosa poco chiara sulla vicenda dei marò. C’è la questione testimoni. Alcuni testimoni indiani che, per iscritto, ricordano perfettamente il nome di Girone e Latorre. Eppure sbagliano il nome della nave. Due testimonianze così identiche da sembrare dettate. 

Scrive su Il Giorno Lorenzo Bianchi:

I testimoni indicano senza la più pallida ombra di dubbio e senza storpiarli i nomi e i cognomi dei due militari italiani che avrebbero ucciso i loro compagni di lavoro. Li definiscono i ‘sailors’, i marinai.

Le testimonianze sono l’allegato numero 46 delle carte che l’India ha depositato ad Amburgo al Tribunale internazionale per il diritto del mare (in sigla Itlos). La corte il 24 agosto ha sospeso tutte le procedure giudiziarie indiane

Le due testimonianze-fotocopia sono state raccolte nella stessa giornata, il 30 luglio del 2015. Il comandante del peschereccio Freddy Bosco, 34 anni, residente nello stato meridionale del Tamil Nadu, e il marinaio Kinserian, 47 anni, dichiarano «onestamente e con la massima integrità» che alle 16,30 del 15 febbraio 2012 il natante «finì sotto il fuoco non provocato improvviso dei marinai Massimiliano Latorre e Salvatore Girone della Enrica Lexi». Entrambi, guarda caso, sbagliano nello stesso modo il nome della petroliera la Enrica Lexie. Entrambi aggiungono che i «tiri malvagi» hanno provocato la «tragica morte dei cari amici e colleghi Valentine, alias Jelastin, e Ajesh Binke». La loro vita dopo la presunta sparatoria è descritta nello stesso modo: «Indicibile miseria e una agonia della mente, una perdita di introiti». «La nostra ordalia – concludono – non è finita».
LA CERTEZZA sulle responsabilità dei fucilieri di marina italiani di Bosco e Kinserian è condivisa dal terzo pescatore Michael Adimai, sentito il 4 agosto. Anche lui parla di spari «senza preavviso e provocazione». Denuncia «Un’incommensurabile agonia mentale e un fardello finanziario che continua tuttora». Come gli altri due testimoni denuncia la sua incapacità di portare avanti «le attività quotidiane».