Milano, detenuta incinta si sente male in carcere e perde il bambino

La vicenda dopo le polemiche suscitate dalla decisione della Procura di Milano di rendere obbligatorio l'ingresso negli istituti di pena di madri e bimbi piccoli arrestati.

di Redazione Blitz
Pubblicato il 27 Luglio 2022 - 16:19 OLTRE 6 MESI FA
Milano incinta carcere

Milano, detenuta incinta si sente male in carcere e perde il bambino (foto ANSA)

Una donna incinta ha perso il bambino dopo essersi sentita male nel carcere di San Vittore, a Milano, dove era arrivata in esecuzione di un ordine di arresto. Il neonato è morto nell’ospedale in cui è stata trasportata in seguito al malessere. La notizia viene riportata dall’AGI. Sulla vicenda è stata aperta un’indagine.

Detenuta incinta perde il bambino nel carcere di San Vittore

Questo terribile episodio arriva dopo che il 30 maggio scorso è entrata in vigore un’ordinanza della Procura di Milano, secondo la quale è diventato obbligatorio l’ingresso in carcere per le donne incinta o con un bambino di un anno di età e per le quali è stato previsto un ordine di esecuzione di arresto. Sulla vicenda è stata aperta un’indagine da parte della stessa Procura. 

L’ordinanza della Procura di Milano

Il fatto è accaduto nei giorni scorsi dopo che il 30 maggio è entrata in vigore un’ordinanza della Procura di Milano in base alla quale è diventato obbligatorio l’ingresso negli istituti di pena delle donne incinte o con bimbi di un anno di età in presenza dell’ordine di esecuzione di un arresto.

Una svolta che ha provocato le proteste della Camera Penale perché la Procura ha revocato una precedente circolare del 2016 nella quale si raccomandava al contrario di non eseguire questi ordini di arresto. Un soggiorno ‘breve’, di solito non più di 24 ore, in attesa che il Tribunale di Sorveglianza prenda atto delle condizioni che impediscono la permanenza di madre e bambini, come previsto dal codice penale.

Un passaggio che però, secondo gli avvocati e anche il Garante dei diritti delle persone detenute, andrebbe evitato perché, nel momento in cui le donne coi bimbi entrano in carcere, si ha il dovere di custodirli ma in carcere non c’è un servizio ginecologico