Petizione contro Mons. Calcagno: “Sapeva di don Giraudo, via dal Conclave”

Pubblicato il 5 Marzo 2013 13:40 | Ultimo aggiornamento: 5 Marzo 2013 13:41
Petizione contro Mons. Calcagno: "Sapeva di don Giraudo, via dal Conclave"

Petizione contro Mons. Calcagno: “Sapeva di don Giraudo, via dal Conclave”

ROMA – Monsignor Domenico Calcagno “sapeva degli abusi sui minori di don Nello Giraudo“. Quindi, la richiesta è: “Lasci il Conclave” per l’elezione del Papa. L’associazione Rete L’abuso – noi vittime di preti pedofili coordinata da Francesco Zanardi ha lanciato una petizione contro il cardinale Domenico Calcagno affinché non partecipi al Conclave.

“Chiediamo che il cardinale Domenico Calcagno non partecipi al conclave” si legge nella petizione. Motivo? “L’ex vescovo di Savona Domenico Calcagno – prosegue la nota – non ha denunciato un pedofilo seriale e recidivo noto al Vaticano già dagli anni Ottanta, un caso italiano che non deve essere ignorato. Per questo chiediamo tramite questa petizione che Domenico Calcagno venga escluso dal Conclave”.

Il Secolo XIX ricostruisce così la vicenda:

“Nel 2003, in una missiva inviata all’allora prefetto della Congregazione per la dottrina della fede Joseph Ratzinger, Calcagno chiedeva consigli sul comportamento da tenere con Don Nello Giraudo, il sacerdote pedofilo condannato nel 2012 a un anno di carcere patteggiato per l’ultimo dei numerosi abusi,risalente al 2005 e unico tra i numerosi non caduto in prescrizione”.

La petizione, in poco più di 24 ore, è già stata firmata da oltre 500 persone. Francesco Zanardi, il coordinatore dell’associazione aggiunge:

“Grazie al blitz effettuato dalla Procura della Repubblica di Savona nella cassaforte della curia locale – dice Zanardi – è emerso come sia prassi dei vescovi stilare un dossier relativo a ciascun sacerdote della propria diocesi. Per questo ipotizziamo che la stessa tipologia di materiale sia presente negli archivi della diocesi genovese e quindi anche relativamente a don Seppia, i cui casi di violenza non sono prescritti e di cui è ipotizzabile quindi che fosse a conoscenza l’allora vescovo Angelo Bagnasco, oggi presidente della Conferenza episcopale italiana. Sono solo ipotesi, ma su cui intendiamo lavorare nei prossimi giorni”.

Non solo pedofilia. Il Secolo XIX infatti afferma che la Procura di Savona, dopo un esposto sempre di Francesco Zanardi, stia lavorando su un altro filone

“…che getterebbe un’ombra sulla gestione economica dei fondi della diocesi savonese. Anche in questo caso l’avvio all’indagine è stato innescato da un esposto di Francesco Zanardi che ipotizzerebbe una serie di frodi fiscali ad opera della Curia quando a Savona era vescovo monsignor Calcagno”.

“Il gioco delle tre carte”, così l’ex economo Rebagliati avrebbe descritto quest’altro filone di inchiesta, vicenda descritta dal quotidiano ligure:

“La medesima diocesi, attraverso il conto dell’Istituto diocesano per il sostentamento del clero, avrebbe ricevuto donazioni da nove fondazioni bancarie. Secondo quanto ipotizza Zanardi, il meccanismo sarebbe stato il seguente: la diocesi avrebbe effettuato svariate richieste di contributi alle fondazioni bancarie, nello specifico, per l’allestimento del Museo diocesano, un progetto rimasto in sospeso da anni. Una volta versati i soldi dalle fondazioni bancarie sotto forma di donazione, la curia avrebbe a sua volta firmato la ricevuta della donazione che, come previsto dallo Stato italiano, sarebbe stata scalata del 19 per cento dalla tassazione. Ma trattandosi di un ente no profit la detrazione sarebbe stata tradotta in un automatico rimborso del medesimo 19 per cento.”.