Pisa, Jalal El Hanaoui assolto: non istigò a jihad su Facebook

di Redazione Blitz
Pubblicato il 24 settembre 2016 14:08 | Ultimo aggiornamento: 24 settembre 2016 14:09
Pisa, Jalal El Hanaoui assolto: non istigò a jihad su Facebook

Pisa, Jalal El Hanaoui assolto: non istigò a jihad su Facebook (foto Ansa)

PISA – La corte d’assise di Pisa ha assolto perché il fatto non sussiste Jalal El Hanaoui, il marocchino di 26 anni, accusato di avere istigato alla jihad attraverso Facebook, e ne ha ordinato l’immediata liberazione dopo una detenzione di otre un anno. Il pm, Angela Pietroiusti aveva chiesto una condanna a 8 anni di reclusione e ha già preannunciato di voler appellare la sentenza.

Il giovane El Hanaoui, che da 18 anni risiede con la famiglia a Ponsacco (Pisa), secondo la Dda toscana che ha coordinato le indagini della digos di Pisa, fu arrestato il 6 luglio 2015 perché sospettato di fare proselitismo jihadista sul web e ritenuto pronto a diventare un ‘lupo solitario’, che esalta l’integralismo islamico e odia l’Occidente. Secondo gli investigatori, infatti, il giovane, per un anno rinchiuso in carcere prima di essere trasferito due mesi fa ai domiciliari, avrebbe compiuto in occasione del Capodanno 2015 un viaggio in Turchia propedeutico a uno successivo in Siria per diventare foreign fighter dell’Isis, ma l’arresto smontò i suoi piani.

L’inchiesta partì su segnalazione della procura di Brescia che stava lavorando proprio sui combattenti del Califfato reclutati via web. Una tesi contrastata totalmente dai difensori dell’imputato, Tiziana Mannocci e Marco Meoli, e respinta dal tribunale. “E’ finito un incubo – ha detto El Hanaoui – perché se mi avessero condannato per una cosa che non ho mai fatto sarei impazzito. Da questa vicenda ho imparato che la giustizia italiana prima ti tiene un anno in carcere e poi ti assolve, ma anche che alcune cose non le rifarei anche se non ho mai pensato di avere commesso crimini”.

Alla lettura della sentenza i legali del marocchino sono scoppiati in lacrime e hanno abbracciato i familiari dell’imputato: “La sentenza di oggi – ha sottolineato Tiziana Mannocci – non è un atto di fede o di coraggio ma un atto di giustizia ed è il motivo per cui io faccio l’avvocato”. “Condannare Jalal avrebbe significato vietare la libertà di pensiero e di opinione: i suoi post possono essere discutibili ma non sono un reato”, ha concluso Meoli. Quanto al caso della marocchina espulsa, per Alfano, la donna “aveva dimostrato una forte ostilità nei confronti degli sciiti, dei Paesi occidentali, degli ebrei e dei miscredenti e, in piena adesione ideologica al jihad, aveva commentato con la seguente frase ‘Amen, lo spero anche per me’ un post che recita testualmente: ‘Coloro che credono ed emigrano e fanno la jihad in nome di Dio, aspettano una benedizione da Dio. Ed io spero di essere tra loro'”.