Schettino: “Chiamo rimorchiatore…ci mangiavano la nave”. Accusa Costa Crociere

di Redazione Blitz
Pubblicato il 3 Dicembre 2014 13:33 | Ultimo aggiornamento: 3 Dicembre 2014 13:43

GROSSETO – “Dissi a Ferrarini che serviva un rimorchiatore, ma mi rispose che così ci mangiano la nave”. Francesco Schettino racconta al pm Alessandro Leopizzi i momenti del naufragio del 13 gennaio 2012 della Concordia all’isola del Giglio e accusa Costa Crociere. Schettino sottolinea, durante l’udienza del 3 dicembre del processo a Grosseto, di aver ritardato l’allarme “sennò si tuffavano tutti”.

Schettino ha detto:

“Ferrarini (unità di crisi di Costa, spa) mi disse ‘Chiamo io la capitaneria’, mentre io feci chiamare la capitaneria di Civitavecchia e dò il mio cellulare, sempre nella consapevolezza che la nave rimanesse a galla con tre compartimenti allagati e per chiamare i rimorchiatori”.

Alla domanda del pm Leopizzi

“Perché a Civitavecchia lei dà il cellulare e non chiede via radio i rimorchiatori, voleva risparmiare sul costo?”.

Schettino risponde:

“Perché via radio avrebbero sentito tutti e comunque io non ho privilegiato la nave rispetto alle vite umane. Il prezzo l’avrei concordato successivamente. Avrei agito con freddezza una volta che tutti i passeggeri fossero stati in sicurezza”.

Il pm ha rilevato che la procedura di emergenza prevede di chiedere soccorso via radio. In aula vengono fatti ascoltare alcuni brani intercettati e la telefonata in cui dalla Concordia, su ordine di Schettino, alla capitaneria di Livorno fu detto che c’era soltanto un blackout a bordo:

“Non cambiava nulla – risponde il comandante – Già dire che c’era il blackout era motivo di allarme per la capitaneria”.

Il pm Leopizzi ha fatto notare a Schettino che tra le accuse che lo riguardano c’è la mancanza di comunicazioni con l’autorità. Ma già prima Schettino aveva detto di essere “il primo dopo Dio sulla nave”, in qualità di comandante. Poi alla domanda del pm sul perché non ha dato subito l’emergenza generale, Schettino ha risposto:

“Volevo far arrivare la nave più possibile sotto l’isola, altrimenti se avessimo dato i 7 fischi brevi e uno lungo, con le vibrazioni che c’erano state, la gente si sarebbe buttata in acqua. Ho atteso a dare l’emergenza generale perché sapevo esattamente i tempi di scarroccio della nave, io conoscevo bene la Concordia, volevo fare in modo che la nave si avvicinasse all’isola e poi allora dare l’emergenza generale. Il danno era ormai fatto. Andava mitigato”.

Il pm Leopizzi comunque ha insistito molto sul ritardato allarme, con la nave che aveva i locali motore allagati e non aveva più propulsione, il generatore d’emergenza ormai ko, e Schettino ha continuato a dare annunci rassicuranti, ma solo

“per tranquillizzare le persone, temevo il panico”.