Sciopero docenti universitari: esami a rischio, l’appello degli studenti

di Redazione Blitz
Pubblicato il 1 giugno 2018 9:16 | Ultimo aggiornamento: 1 giugno 2018 9:16
Sciopero docenti universitari: esami a rischio, l'appello degli studenti

Sciopero docenti universitari: esami a rischio, l’appello degli studenti

ROMA – Da oggi primo giugno fino al 31 luglio sono a rischio gli esami della sessione estiva negli atenei di tutta Italia. [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,- Ladyblitz clicca qui –Cronaca Oggi, App on Google Play] E’ partita infatti la mobilitazione dei docenti, prevista l’adesione di 15mila tra professori e ricercatori. Protestano per ottenere lo sblocco definitivo degli scatti stipendiali, 80 milioni di euro per le borse di studio, semila concorsi per professori associati e 4mila concorsi per ordinari; altrettanti per ricercatori a tempo determinato di tipo B. Ma le ragioni dello sciopero dei docenti si scontrano con quelle degli studenti che rischiano di saltare qualche appello estivo: sotto scacco anche il diritto allo studio degli studenti stessi.

“A febbraio abbiamo lanciato una petizione sostenuta da più di 46.000 studenti e studentesse da tutti gli Atenei italiani per richiedere un ripensamento da parte dei docenti in merito a questa modalità di sciopero che si consuma sulla pelle degli studenti che rischiano di perdere la borsa di studio o l’accesso alla no tax area”, ha dichiarato Andrea Torti, coordinatore di Link-Coordinamento universitario, relativamente allo sciopero indetto dal Movimento per la dignità della docenza universitaria da domani 1 giugno al 31 luglio.

“Oggi inviamo ai singoli docenti un ultimo appello per chiedere loro di desistere dallo sciopero, considerata la mancanza di un governo a cui poter portare le proprie rivendicazioni e per non creare disagi agli studenti e alle studentesse che sono alla continua rincorsa dei tempi, dei crediti per le borsa di studio e riduzioni ed esoneri dalle tasse”, aggiunge Torti.

“Crediamo, infatti, che proprio in questa fase storica e politica del nostro Paese, in cui l’istruzione non sembra essere una priorità, non serva perpetuare contrapposizioni all’interno della comunità accademica già martoriata e divisa dalle varie riforma che si sono susseguite. È necessario pertanto reinventare le modalità e le tempistiche dello sciopero rendendolo più inclusivo e coinvolgendo tutti le categorie, che si sostanzi ad esempio nel blocco della didattica”.