Silvia Fojtikova e la storia di suo figlio Marco, bruciato vivo a 11 anni: il marito Gianfranco Zani condannato Silvia Fojtikova e la storia di suo figlio Marco, bruciato vivo a 11 anni: il marito Gianfranco Zani condannato

Silvia Fojtikova e la storia di suo figlio Marco, bruciato vivo a 11 anni: il marito Gianfranco Zani condannato

Lei si chiama Silvia Fojtikova e ha raccontato a Sopravvissute la storia di suo figlio Marco, bruciato vivo a 11 anni. Il bambino è morto nel rogo della casa a Sabbioneta (Mantova), incendio per il quale è stato condannato (nei primi due gradi di giudizio) Gianfranco Zani. Marito di lei e padre di lui.

La morte di Marco Zani a Sabbioneta il 22 novembre 2018

Il 22 novembre 2018, prima delle 17, a Sabbioneta, provincia di Mantova, scoppia un incendio nella casa in cui vivono Gianfranco Zani e Silvia Fojtikova. Secondo l’accusa, lui avrebbe incendiato la casa dove viveva la moglie per farle pagare l’intenzione di lasciarlo. Ma a morire soffocato dal fumo è stato il figlio 11enne, Marco, che si trovava a riposare in camera da letto.

La fuga di Gianfranco Zani e il divieto di avvicinamento alla casa

L’uomo, 52 anni, artigiano, è poi fuggito ma è stato bloccato da una pattuglia della polizia stradale a Casalmaggiore, centro della provincia di Cremona a pochi chilometri da Sabbioneta. Qualche giorno prima l’uomo era stato colpito da un provvedimento del gip di Mantova di divieto di avvicinamento alla casa di famiglia, dove vivevano la moglie e tre figli.

Silvia Fojtikova denuncia il marito

I dissapori tra i due, infarciti di liti violente, andavano avanti da tempo. A raccontarlo è stata la stessa Silvia. Le cose erano precipitate quando, dopo l’ennesima lite, il giudice aveva proibito al marito di avvicinarsi all’abitazione e la moglie, decisa a separarsi, era stata condotta in una casa famiglia per sottrarsi alle percosse del coniuge.

Il giorno dell’incendio la donna era rientrata a casa, una villetta a schiera nella parte nuova di Sabbioneta, dove vivevano anche i tre figli. Era uscita di casa per accompagnare il figlio più grande, di 17 anni, all’oratorio. In casa erano rimasti gli altri due bambini di 4 anni e di 11: quest’ultimo in camera da letto.

Secondo l’accusa il marito, che forse si era appostato da tempo davanti casa per seguire i movimenti della moglie, sarebbe entrato in casa e avrebbe dato fuoco ad alcuni arredi che si trovavano al piano superiore. Resta da chiarire se il padre, che aveva negato di aver acceso il fuoco, sapesse o meno che gli altri due bambini erano in casa.

Il processo e la condanna di Gianfranco Zani

Gianfranco Zani è stato condannato a quattordici anni di reclusione per incendio doloso e omicidio colposo. La sentenza di primo grado è stata confermata anche in Appello. Nel 2020 la Corte d’Assise d’Appello di Brescia ha infatti avallato in toto la sentenza emessa un anno prima a Mantova.

Il legale dell’ex artigiano anche in detta seconda sede infatti aveva chiesto la derubricazione di entrambi i capi d’imputazione, con conseguente riqualificazione dell’omicidio volontario in omicidio colposo e dell’incendio doloso in danneggiamento (probabilmente si giocherà proprio su questo punto la partita in Cassazione).

Il difensore di Zani vorrebbe dimostrare che l’uomo fosse responsabile di aver appiccato il rogo ma non di aver voluto uccidere il figlio. Stando a un’intercettazione, infatti, l’uomo avrebbe dichiarato di aver voluto bruciare la biancheria della moglie.

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