Stezzano, gioielli con bonifici Comune. Capo vigili: “Steccavo con ragioniera”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 20 Novembre 2013 10:45 | Ultimo aggiornamento: 20 Novembre 2013 10:45
Stezzano, gioielli con bonifici Comune. Capo vigili: "Steccavo con ragioniera"

Il municipio di Stezzano (Bergamo)

STEZZANO (BERGAMO) – Gioielli pagati con i bonifici del Comune di Stezzano (Bergamo), c’è una svolta nell’inchiesta che ha portato all’arresto di Loredana Zenca, ragioniera comunale di 56 anni: Kenrich Kavanagh, 44 anni, comandante della polizia locale di Stezzano, di origini australiane, ha confessato al pubblico ministero di aver partecipato alla spartizione dei soldi, come riportano L’Eco di Bergamo e il Corriere della Sera. 

Solo che per lui quei 180mila euro del Comune, e quindi dei cittadini, non sarebbero serviti per comprare gioielli o mobili, ma per pagare il mutuo. 

Giuliana Ubbiali sul Corriere della Sera ricostruisce il metodo usato dai due, entrambi ora accusati di peculato.

Lei emetteva bonifici del Comune su tre conti, quello cointestato alla moglie del comandante, quelli della madre e della suocera. Riusciva a farlo perché, responsabile dei servizi amministrativi e contabili, era anche responsabile di se stessa. Aveva carta bianca sui bilanci, sugli impegni e sulle autorizzazioni di spesa del Comune. Incassati i soldi, lui andava in banca e prelevava la metà che, in contanti, restituiva alla ragioniera.

Era un modo per «ripulirli». Lei lo sapeva bene, a giudicare dalle parole di Kavanagh: «Qualche volta le ho fatto dei bonifici, ma lei mi ha suggerito di darle contanti per evitare fossero tracciabili». In tutto dalle casse dell’amministrazione, quindi dei cittadini, sarebbero usciti 180.000 euro, dal 2009-2010 fino a qualche tempo fa, quando la donna è stata smascherata. Allora il meccanismo è stato bruscamente interrotto. Il comandante lo ha detto al pm e qualche giorno dopo ha confessato tutto anche al sindaco Elena Poma: «L’ho fatto per bisogno». Un bisogno legato ai quattro figli, dei quali due gemelli venuti alla luce nel 2007, la moglie senza lavoro per seguire la famiglia, il mutuo della casa da pagare. Poi, un giorno, dice lui, ne ha parlato con la ragioniera e allora è arrivato l’ossigeno. Solo che si chiama peculato, perché sono soldi pubblici di fatto rubati.

Tra gli acquisti fatti dalla Zenca spuntano anche 30mila euro di mobili comprati per sé, per la sorella e per il figlio. A raccontarlo ai giudici di Brescia che indagano sulla vicenda è stato Gian Angelo Monticelli, 63 anni, falegname di Lurano.

Scrive Ubbiali:

Quando ha letto sui giornali della ragioniera arrestata deve aver preso un colpo. Allora anche lui, una decina di giorni fa, è andato dal pm con il suo avvocato Marco Pievani e ha parlato. Pure lui è indagato per concorso in peculato. Conosceva bene Loredana Zenca. Era stata lei a fare degli acquisti per il Comune, nel 2011. Fin lì tutto regolare. Poi, però, ha fatto spese personali. Mobili per sé, per la sorella e per il figlio. Acquisti per 30.000 euro che – dice il commerciante – sono stati pagati con bonifici dell’amministrazione di Stezzano. «Mi aveva detto di non preoccuparmi e di fatturare al Comune», la sua versione. Il pm vuole vederci chiaro: era in buona fede o non si era fatto troppe domande?”