Cisgiordania, coloni israeliani bruciano moschea

La rabbia ebraica contro la decisione del governo di congelare le colonie (solo per dieci mesi come deciso dal premier Benjamin Netanyahu) in Cisgiordania si è riversata contro la moschea principale del villaggio di Kfar Yassuf, in Cisgiordania

I coloni hanno dato alle fiamme il Corano, ridotto in brandelli i tappeti usati per la preghiera. La rabbia ebraica contro la decisione del governo di congelare le colonie (solo per dieci mesi come deciso dal premier Benjamin Netanyahu) in Cisgiordania si è riversata contro la moschea principale del villaggio di Kfar Yassuf, in Cisgiordania.

Gli aggressori hanno scritto slogan antipalestinesi  in ebraico sui muri, come “Preparatevi a pagare il prezzo” e “Tutti bruciati”.

La tensione in medio oriente sale: i palestinesi sono scesi in piazza per protestare contro l’assalto ai loro luoghi di culto da parte degli ultrà ebrei. L’esercito israeliano ha replicato all’esasperazione dei manifestanti sparando gas lacrimogeni contro i sassi lanciati dagli arabi.

L’amministrazione militare israeliana ha denunciato il raid e si è impegnata davanti all’Autorità palestinese di perseguire gli autori dell’aggressione. Da parte sua, il presidente del Consiglio degli insediamenti ebraici in Cisgiordania (Yesha), Danny Dayan, citato dalla radio di stato, ha liquidato il fatto come «un atto odioso e insensato che “ha violato il regolamento».

Già la scorsa settimana i coloni israeliani avevano avviato la loro politica di rappresaglia, bruciando una casa e tre veicoli in un altro villaggio vicino a Nablus.

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