Gli F-35 possono tornare a volare. Pentagono revoca stop: “Nessun rischio”

Pubblicato il 1 Marzo 2013 16:12 | Ultimo aggiornamento: 1 Marzo 2013 16:13
Gli F-35 possono tornare a volare. Pentagono revoca stop: "Nessun rischio"

Gli F-35 possono tornare a volare. Pentagono revoca stop: “Nessun rischio”

NEW YORK – Gli F-35 tornano a volare. Il Pentagono ha infatti revocato lo stop deciso nei giorni scorsi dopo che era stata rinvenuta una frattura alla lama di una turbina a bassa pressione nel motore di un F35 da test. Gli esami, condotti sul velivolo dagli ingegneri della Pratt&Whitney, hanno mostrato che di è trattato di un problema circoscritto e non una falla di design.

Ma già il 16 gennaio gli esemplari della variante B, elaborata per il corpo dei Marine, erano stati messi a terra, a causa di problemi alla valvola per il rifornimento in volo. Il nuovo contrattempo fa comunque seguito ad un rapporto del Pentagono di cui si affermava che il velivolo, in produzione alla Lockeed Martin – con la partecipazione di otto Paesi tra cui l’Italia – è vulnerabile ai fulmini, e non può essere al momento abilitato a volare a meno di 25 miglia da un temporale.

La Lockheed Martin aveva replicato facendo notare che “il programma di test per il velivolo F-35 Lightning II prevede che i test sulla protezione anti-fulmine andavano realizzati nella fase conclusiva del programma di prove in volo”, ma la cosa ha comunque suscitato numerose polemiche, soprattutto in Italia, dove i primi tre dei 90 caccia ordinati dovrebbero essere consegnati nel 2015.

I nuovi caccia supertecnologici sono al centro del programma più costoso del Pentagono, iniziato nel 2001. Attualmente, il costo per il Pentagono, per 2.443 velivoli, è stimato ad oltre 395 miliardi di dollari, con un incremento del 70 per cento rispetto al 2001. Gli “aerei del futuro”, come li ha definiti il segretario alla Difesa Usa, Leon Panetta, che anche l’Italia ha pagato a caro prezzo, hanno suscitato non poche polemiche. Non sono pochi quelli che in campagna elettorale hanno chiesto una sospensione dell’acquisto dal momento che quei 90 aerei “difettosi”, ci costeranno la bellezza di 13 miliardi di euro.

Nella polemica era intervenuto anche il ministro della Difesa Giampaolo Di Paola, che aveva detto: “Quando si parla di tagliare le spese per gli F35 si dimentica che questo governo ha già fatto una riduzione molto importante” e strutturale delle spese. “In uno dei grandi paesi dell’Alleanza in Europa, – aveva aggiunto – non si può parlare confrontandosi, con tutto il rispetto, col Costarica”.