Isis. Confessioni di Alì, jihadista francese pentito

di Redazione Blitz
Pubblicato il 27 luglio 2015 14:28 | Ultimo aggiornamento: 27 luglio 2015 14:28
Isis. Confessioni di Alì, jihadista francese pentito

Isis. Confessioni di Alì, jihadista francese pentito

ROMA – “L’emiro ci svegliava a colpi di kalashnikov”: su Le Parisien la cruda testimonianza di Ali, un giovane francese attualmente in stato d’arresto a Parigi, che dopo essersi radicalizzato in prigione è volato in Siria per prestare servizio per sei mesi presso la polizia islamica di Raqqa. Interrogato dalla polizia, Ali si è detto disgustato dalle atrocità di cui è stato testimone.

La Polizia sta ancora vagliando l’attendibilità delle sue dichiarazioni (la circostanza per esempio del suo non coinvolgimento in azioni belliche,  a rischio smentita per alcune foto sui social). Tuttavia la sua testimonianza sembra importante per uno sguardo sulla vita quotidiana dei militanti Isis.

Alì, nome di fantasia, è rimasto disgustato dalla giustizia sommaria applicata in nome della sharia. E’ a insindacabile giudizio di un giudice islamico che vengono comminate le pene. “Chi è sorpreso a vendere hashish o sigarette riceve colpi di frusta e va in prigione. Per chi vende eroina, o è accusato di stregoneria, per gli omosessuali, gli adulteri, o i ribelli alla disciplina la sentenza è solo una: morte tramite esecuzione pubblica, con i cadaveri esposti per giorni sulla strada, con un cartellino contenente i motivi dell’esecuzione. Un ragazzo di 14 anni, sgozzato con il pretesto che avesse interrotto la preghiera, è stato lasciato per settimane per strada”.

Alì racconta di aver assistito all’esecuzione di un omosessuale, gettato dall’alto di un immobile e quella di un vecchio accusato di stregoneria, sgozzato a fil di sciabola. “E’ stata l’esecuzione del vecchio che mi ha fatto decidere di rientrare. Mi sono reso conto di non stare con dei musulmani. Un buon musulmano non può commettere atrocità del genere”.