Papa fa sante 4 donne: due della Palestina. A San Pietro anche Abu Mazen

di Redazione Blitz
Pubblicato il 17 Maggio 2015 13:34 | Ultimo aggiornamento: 17 Maggio 2015 13:35
Papa fa sante 4 donne: due della Palestina. A San Pietro anche Abu Mazen

Papa fa sante 4 donne: due della Palestina. A San Pietro anche Abu Mazen (foto Ansa)

ROMA – Papa Francesco è arrivato a piazza San Pietro dove sta per cominciare la celebrazione per la canonizzazione di quattro donne, due suore della Palestina, una italiana e una francese. In piazza anche le delegazioni dei tre Paesi. Per la Palestina è presente il presidente Abu Mazen; a guidare la delegazione francese è il ministro dell’Interno Bernard Cazeneuve. Le autorità italiane sono invece rappresentate dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Claudio De Vincenti. Ma è soprattutto la Palestina a fare festa oggi in Vaticano, anche perché si tratta delle prime sante di questa terra nell’epoca moderna. Sono arrivati dal Medio Oriente oltre duemila cristiani. In piazza anche il Patriarca latino di Gerusalemme, monsignor Fouad Twal. Fin dalle prime ore si questa mattina piazza San Pietro era già un tappeto di bandierine verdi-bianche-nere con il triangolo rosso.

Le quattro suore beate che verranno canonizzate sono vissute tutte tra la seconda metà del 1800 e i primi del ‘900. Giovanna Emilia de Villeneuve è nata a Tolosa nel 1811 ed è morta a Castres nel 1854, a causa del colera. Di nobile famiglia, dopo la perdita della madre e di una sorella decise di abbracciare la vita religiosa e dedicarsi all’assistenza alle ragazze povere, specialmente delle operaie, che agli inizi dell’era industriale vivevano in condizione di grande miseria. Diede vita così a una nuova congregazione religiosa, detta delle suore di Nostra Signora dell’Immacolata Concezione.

Maria Cristina dell’Immacolata Concezione nacque a Napoli nel 1856 e morì a Casoria nel 1906. Al secolo Adelaide Brando, entrò nel monastero delle Clarisse, poi in quello delle Sacramentine di Napoli, prese il nome di suor Maria Cristina dell’Immacolata Concezione, ma dovette lasciare la clausura per motivi di salute. Trasferitasi a Casoria, fondò le Suore Vittime Espiatrici di Gesù Sacramentato, dedite all’adorazione perpetua, all’insegnamento catechistico e scolastico e a varie opere di carità.

Marie Alphonsine Danil Ghattas nacque a Gerusalemme nel 1843 e morì nel 1927. Nata da una famiglia cristiana osservante entrò nelle suore di San Giuseppe dell’Apparizione. Ma fondò in seguito, su ispirazione della Madonna, l’Istituto delle Suore del Santo Rosario, la prima congregazione di religiose originaria della Terra Santa.

Mariam di Gesù Crocifisso Baouardy nacque nel 1846 a Ibillin in Galilea. Rimase presto orfana e, dopo essere sfuggita ad un matrimonio forzato, entrò nel convento delle Carmelitane. Fondò il Carmelo a Betlemme. Morì nel 1878 a causa di un incidente.

Non si può essere cristiani da soli: “La missione di annunciare Cristo risorto – ha detto il Papa nell’omelia della Messa celebrata a Piazza San Pietro – non è un compito individuale: è da vivere in modo comunitario”. L’unità deve accompagnarsi alla carità e il Papa ha rilevato “quanto sia importate renderci gli uni responsabili degli altri”. E ancora, parlando degli apostoli e complessivamente della Chiesa, ha sottolineato: “non si tratta di assumere una carica, ma un servizio”.

Per questo “un aspetto essenziale della testimonianza da rendere al Signore risorto è l’unità tra di noi, suoi discepoli, ad immagine di quella che sussiste tra Lui e il Padre”, ha detto il Papa nella Messa di canonizzazione di quattro suore.

“Rimanere in Dio e nel suo amore, per annunciare con la parola e con la vita la risurrezione di Gesù, testimoniando l’unità tra di noi e la carità verso tutti. Questo hanno fatto – ha detto ancora il Papa – le quattro sante oggi proclamate. Il loro luminoso esempio interpella anche la nostra vita cristiana: come io sono testimone di Cristo risorto? Come rimango in Lui, come dimoro nel suo amore? Sono capace di seminare in famiglia, nell’ambiente di lavoro, nella mia comunità, il seme di quella unità che Lui ci ha donato partecipandola a noi dalla vita trinitaria?”.