Cristo Dio per 3 umani su 10, Allah Dio per 2,5 su 10. Ateo 1,6 su 10. Ma domani…

di Alessandro Camilli
Pubblicato il 9 gennaio 2019 13:09 | Ultimo aggiornamento: 9 gennaio 2019 13:09
Papa Francesco incontra un imam musulmano

Papa Francesco incontra un imam (foto d’archivio Ansa)

ROMA -Cristo, quanti cristiani ci sono nel mondo? E quanti musulmani? E quanti ce ne saranno poi domani? Le risposte a queste domande non sono così ovvie. Spesso il nostro punto di vista ci offre una prospettiva parziale e possiamo incorrere nell’errore di credere che quel che vediamo sul nostro uscio sia il mondo. In Italia e in Europa la maggioranza delle persone è cristiana. Ma non accade lo stesso nel mondo.

Fuori dai confini che consideriamo casa i cristiani sono minoranza. Minoranza assoluta. Conservano per ora un maggioranza relativa che andrà però assottigliandosi negli anni a venire. I numeri li fornisce il prestigioso centro statistico statunitense Pew Research, ripreso dal Sole24Ore, e dicono che oggi 3 umani su 10 sono cristiani. Più di musulmani, atei ed indù che occupano le posizioni a seguire. Cristiano quindi il gruppo più numeroso di credenti che abitano il pianeta e che comprende 2.3 miliardi di persone. Il più grande ma comunque una minoranza visto che il restante 70% adora altri o nessun Dio.

La distribuzione poi, ovviamente, non è omogenea. I cristiani sono maggioranza in Europa, in America e affollano l’Africa sub-sahariana. Ma altrove sono invece piccole comunità disperse in culture differenti. E l’altrove include l’Asia, di gran lunga il continente più popoloso. Dietro i cristiani, i musulmani. Forti oggi di 1.8 miliardi di fedeli che corrispondono a 2.5 devoti a Maometto ogni 10 umani. Poi, inaspettatamente, i ‘senza-Dio’ o, più semplicemente, gli atei. Quelli che non sono cioè ‘affiliati’ a nessuna religione e che per esempio non sono battezzati: 1.6 ogni 10 terrestri. Subito dietro gli indù, concentratissimi geograficamente e localizzati praticamente tutti in India, rappresentano 1.1 miliardi di credenti.

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Questa la fotografia dell’oggi. Destinata però a cambiare già nel medio periodo. Tasso di fertilità e clima culturale i due ingredienti che cambieranno le quote dei fedeli nei prossimi anni e decenni. Gli atei diminuiranno in una società che sembra amare sempre meno la ragione e la scienza, che spesso si accompagnano ai dubbi nei confronti delle religioni, e perché a loro corrisponde un tasso di nascite pari a 1.7 figli per donna. Declino inevitabile quindi, almeno dal punto di vista matematico. Di contro i fedeli che più ingrosseranno le loro fila saranno i musulmani con 3.1 figli per donna, poi i cristiani 2.7 figli per donna, gli indù 2.4 e gli ebrei 2.3. Il tramandare la religione di generazione in generazione non è, è vero, un automatismo.

Ma è altrettanto vero che l’humus culturale in cui si cresce è nella gran parte delle biografie quello in cui si continua poi a vivere. Podio diverso quindi nel 2050 dove la maggioranza relativa sarà ancora dei cristiani, quasi appaiati però ai musulmani (2.9 miliardi di fedeli i primi e 2.7 i secondi), ma al terzo posto non più i non credenti che saranno scalzati dagli indù, arrivati quasi a 1.4 miliardi di credenti. Cambiamenti che avranno ripercussioni anche sulla distribuzione planetaria delle fedi che, seppur radicate alle loro zone di origine, andranno a comporre mosaici sociali di colore diverso rispetto ad oggi.

Già negli ultimi 5 anni, dal 2010 al 2015, al netto dei morti si calcolano 5.6 milioni di cristiani in meno in Europa e 2.3 milioni di musulmani in più. In Africa Sub-sahariana la situazione è invece ribaltata: in 5 anni si sono contati 64 milioni di cristiani in più, pari al doppio dei nuovi musulmani. Oltreoceano, negli Usa, i cristiani diminuiranno da più di tre quarti della popolazione nel 2010 a due terzi nel 2050.