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Terremoti Messico, è una catena? L’8 settembre scossa 8.1, ieri 7.1: verso i mille morti

Terremoto in Messico, verso le mille vittime: due scosse, se ne temono altre

Terremoti Messico, è una catena? L’8 settembre scossa 8.1, ieri 7.1: verso i mille morti

MILANO – Due terremoti in Messico a distanza di appena 10 giorni. La prima terribile scossa di magnitudo 8,1 è arrivata l’8 settembre scorso. Poi il 19 settembre, una seconda scossa, stavolta di magnitudo 7.1. Interi palazzi sono crollati sotto la potenza dei due terremoti, originati dalla stessa faglia, e il timore è che altri potrebbero arrivarne. Intanto il triste bilancio si aggrava ogni ora di più e viaggia verso le mille vittime. Attualmente le vittime accertate sono oltre 250, ma ci sono moltissimi dispersi, tra cui anche bambini rimasti intrappolati tra le macerie delle scuole.

Tra le zone più colpite c’è Città del Messico, la capitale dello Stato, e dopo le due violente scosse ravvicinate c’è la possibilità che un altra ne arrivi. Antonio Piersanti, sismologo dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologie, spiega che la scossa dell’8 settembre potrebbe aver accelerato i tempi per la seconda avvenuta il 19 settembre, agendo come il ‘grilletto’ che permette di sparare un colpo già in canna:

“Questi terremoti sono avvenuti a centinaia di chilometri di distanza, ma sono temporalmente molto vicini e sono entrambi molto energetici: è dunque possibile che l’energia rilasciata dal primo terremoto abbia in qualche modo influenzato lo stato di stress nella zona di rottura del secondo terremoto, anticipandone l’avvenimento”.

Questo ‘effetto trigger’, che andrà verificato con ulteriori ricerche, potrebbe spiegare perché entrambi i terremoti sono avvenuti all’interno della placca oceanica di Cocos, ai margini della zona di subduzione in cui la crosta terrestre più antica scivola al di sotto di quella più recente, aggiunge Piersanti:

“In queste zone di subduzione si ha solitamente una sismicità di tipo compressivo, con i due lati della faglia che premono uno contro l’altro. I due terremoti messicani sono invece di tipo distensivo, con le due facce della faglia che si allontanano, e si sono manifestati con una magnitudo molto elevata: la scossa dell’8 settembre, ad esempio, è stata classificata tra i più grandi terremoti distensivi del mondo. Studiarne le caratteristiche potrà esserci molto utile, perché il meccanismo distensivo è ancora poco conosciuto ed è anche alla base della maggior parte dei grandi terremoti italiani”.

Carlo Doglioni, presidente dell’Ingv, spiega che il terremoto di martedì è stato 30 volte meno energetico del precedenti, ma entrambi si sono originati sulla stessa placca, anche se  è difficile dire se siano legati da un rapporto di causa-effett:

“Il terremoto del 19 settembre è stato 30 volte meno energetico del precedente: ha avuto una rottura su un piano che ha mosso un’area più ridotta, pari a circa 1.000 chilometri quadrati. Però fa parte dello stesso sistema di deformazione: è dovuto al movimento del Centro America, che si sta spostando sopra l’Oceano Pacifico di 7-8 centimetri all’anno. Questo fenomeno di subduzione è legato anche al magmatismo, tanto che ieri si è attivata anche un’eruzione di un vulcano lì vicino, chiamato Popocatépetl”.

Alessandro Amato, sismologo dell’Ingv, sottolinea che i terremoti sono “figli” della stessa placca, ma altri studi andranno eseguiti:

“Questa è un’evenienza piuttosto rara: l’ultimo precedente in Messico risale agli anni Novanta. Le scosse interessano la stessa placca e sono figlie della stessa dinamica ma sono molto distanti nello spazio e nel tempo: non c’è stato un effetto diretto, ma per escludere un eventuale rapporto bisognerebbe capire quale possa essere il processo di trasferimento dello sforzo dopo un terremoto grande come quello dell’8 settembre”.

(Foto Blitz quotidiano)

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