Yemen, civili saccheggiano fabbrica armi: più di 100 morti. Continuano le proteste nel Paese

Pubblicato il 29 Marzo 2011 11:39 | Ultimo aggiornamento: 29 Marzo 2011 14:47

SANAA (YEMEN) – In Yemen, i manifestanti che chiedono la fine della presidenza di Ali Abdullah Saleh (al potere da 32 anni) hanno dichiarato che insisteranno perché lasci presto il potere.

Ieri ci sono state alcune esplosioni in una fabbrica d’armi che hanno provocato la morte di oltre 100 persone in una cittadina meridionale. Qui, i militanti islamici sembrano aver estromesso le forze governative, a sottolineare l’instabilità che gli alleati occidentali di Saleh temono nel più povero degli Stati arabi.

La tv Al Arabiya dice che il bilancio è salito a circa 150 morti.

I residenti negli ultimi giorni hanno detto che le forze di sicurezza hanno disertato la cittadina e che i governatori delle province di Jawf e Saada nel nord hanno lasciato, temendo il confronto con tribù che non sostengono più il presidente. Nello Yemen centrale, il governatore di Maarib è stato accoltellato dopo aver cercato di disperdere i manifestanti.

Saleh, che è stato a seconda dei momenti conciliante e minaccioso, ha promesso pubblicamente di non fare più concessioni agli oppositori che chiedono la fine dei suoi 32 anni di governo autoritario. Gli oppositori dicono di aver trovato sospetto il ritiro delle forze di sicurezza in alcune zone.

“Saleh vuole spaventare noi e il mondo con il caos, che lui ha iniziato a provocare in alcune aree”, ha commentato Ali Abdelghani, impiegato pubblico di 31 anni, una delle migliaia di persone che protestano a Sanaa. “Ma noi siamo in grado di mettere allo scoperto questo gioco. Ci sono comitati popolari in tutte le province per portare sicurezza mentre il presidente ha rimosso la sicurezza in alcuni luoghi perché il caos dilaghi”.

Saleh ha detto che lo Yemen potrebbe scivolare in un conflitto armato in caso di sue dimissioni immediate. Washington e l’Arabia Saudita sua alleata considerano Saleh un uomo forte per impedire ad al Qaeda di diffondersi nel Paese, per molti vicino alla disintegrazione.

L’ala yemenita di al Qaeda ha rivendicato il fallito tentativo a fine 2009 di far esplodere un aereo diretto a Detroit e le bombe su voli commerciali diretti negli Usa nell’ottobre 2010.

“Siamo ottimisti sul successo della nostra rivoluzione. E’ solo una questione di tempo”, ha detto Marwan Hussein, studente 18enne. “Siamo scesi in strada perché Saleh lasci il potere e non accetteremo che resti neppure per un altro mese”.

Intanto i colloqui diretti per mediare la transizione tra Saleh e gli oppositori sembrano non essere approdati a nulla. Il partito al governo ha raccomandato la formazione di un nuovo governo per studiare una bozza di costituzione basata su un sistema parlamentare.

(Foto AP/LaPresse)