L’affitto? Te lo mangiano le tasse, fino al 70% del canone annuo

di Redazione Blitz
Pubblicato il 2 Dicembre 2013 12:41 | Ultimo aggiornamento: 6 Marzo 2015 11:34
L'affitto? Te lo mangiano le tasse, fino al 70% del canone annuo (Sole 24 Ore)

L’affitto? Te lo mangiano le tasse, fino al 70% del canone annuo (Sole 24 Ore)

ROMA – L’affitto? Te lo mangiano le tasse. I proprietari di una casa data in affitto pagano di tasse fino al 70% del canone annuo pattuito con gli inquilini.

Tempi duri per chi affitta: da un lato la crisi ha fatto calare i canoni d’affitto, dall’altro l’Imu ha raddoppiato le imposte sulla proprietà.

Tasse alle quali si aggiunge il saldo che aspetta al varco il 16 gennaio, la mini-Imu. Scrivono Cristiano Dell’Oste e Valentina Melis sul Sole 24 Ore:

“Il saldo dell’Imu sulle case affittate dovrà essere pagato con le aliquote decise dai Comuni, spesso allineate al livello massimo dell’1,06 per cento. E la somma delle imposte sul possesso e sui redditi raggiungerà nel 2013 un livello record. Soprattutto per chi possiede abitazioni con una rendita catastale elevata rispetto al valore di mercato: case accatastate in categoria A/2, costruite dagli anni 80 in poi o situate in quartieri periferici o in città di provincia dove la crisi del mercato ha colpito più duro”.

Il Sole 24 Ore ha incrociato le rilevazioni di Tecnocasa sul mercato immobiliare con le delibere dei Comuni, e ha calcolato l’impatto delle tasse su una casa data in affitto:

“Nel caso di un bilocale in zona Crocetta a Torino, affittato con un contratto a canone libero di 450 euro al mese – cioè 5.400 euro all’anno – il proprietario dovrà pagare più di 2.900 euro tra Imu e cedolare secca, o addirittura 3.900 euro se resta alla tassazione ordinaria (che comprende l’Irpef ad aliquota marginale, le addizionali comunali e regionali, l’imposta di registro e il bollo). In pratica, il Fisco, si prende dal 54% al 72,5% del canone. E questo a condizione che l’inquilino sia puntuale con i pagamenti, perché in caso di morosità il tax rate diventa ancora più alto, dal momento che le imposte si pagano sul canone pattuito, e non su quello incassato. Per avere un’idea della portata dei rincari, due anni fa – al tempo dell’Ici – l’Erario e il Comune si accontentavano di una percentuale compresa tra il 35% (con la cedolare secca) e il 49% (a tassazione ordinaria).

Ma c’è un’altra variabile da valutare: la tassazione sullo sfitto, che per lo stesso bilocale a Torino costerebbe più di 2mila euro e difficilmente scende sotto i 900 euro nei centri maggiori. E non è detto che un’abitazione fiscalmente «a disposizione» sia sempre una casa di villeggiatura: nel concetto, ad esempio, rientrano anche le case ereditate che non si possono né vendere, né affittare.

Non va meglio nelle altre città.
A Bari, su un canone annuo di 6.000 euro, se ne pagano 2.600 di tasse con la cedolare secca e 3.700 con la tassazione ordinaria.
A Bologna, su un canone di 5.000 euro, si paga 2.750 con la cedolare secca e 3.680 con la tassazione ordinaria.
A Firenze, su 7.800 di canone, se ne vanno via 3.200 con la cedolare secca e 4.600 con la tassazione ordinaria.
A Genova, su 4.400 annui, all’Erario finiscono 2.480 con la cedolare secca e 3.300 con la tassazione ordinaria.
A Milano, su un canone annuale di 7.800, si paga 2.970 con la cedolare secca e 4.414 con la tassazione ordinaria.
A Napoli, su 5.400 euro di canone annuo, sono tassati 2.000 euro con la cedolare secca e 3.010 con la tassazione ordinaria.
A Roma, su 12.600 euro di canone annuo, se ne pagano 4.560 di tasse con la cedolare secca e 6.940 col la tassazione ordinaria.
A Verona, su 5.400 euro di canone annuale, vengono tassati 2.550 euro con la cedolare secca e 3.520 con la tassazione ordinaria.

Il Sole 24 Ore ha chiesto un parere a Corrado Sforza Fogliani, presidente di Confedilizia:

“«Ormai sulle case si vedono cartelli con su scritto “Affittasi – vendesi”. Un modo per dire che il proprietario vuole solo liberarsi dell’immobile. Ma ci sono anche casi in cui i proprietari rinunciano a rinnovare i contratti scaduti, perché non trovano inquilini che garantiscano un minimo di redditività». Un altro riflesso della pressione fiscale in continuo aumento – rileva Sforza Fogliani – è il freno agli investimenti per il recupero edilizio, nonostante la proroga delle detrazioni del 50 e 65%, contenuta nel Ddl di stabilità: «Molti appartamenti restano sfitti perché avrebbero bisogno di lavori che il proprietario, in questo scenario, non si azzarda a fare». […]
Come spezzare il circolo vizioso? «Ci sono rimedi che costano qualcosa per lo Stato – rileva Sforza Fogliani – ma ce ne sono anche altri a costo zero». Si potrebbe cominciare, secondo il presidente di Confedilizia, eliminando l’obbligo di redigere l’Attesato di prestazione energetica per ogni nuovo contratto d’affitto. E poi abolendo l’obbligo di costituire un fondo lavori – raccogliendo tutte le somme necessarie – prima di avviare i lavori di ristrutturazione in condominio. Una piccola mossa per non scoraggiare ancora di più gli interventi di recupero”.